Storia del Buddismo

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Ritorno alla pagina: "Materiale prodotto dall'Istituto"

Tralasciando la storia, peraltro marginale, del primo periodo che vide contrapporsi tra loro alcuni "santi", tanto da far nascere la necessità di indire concili al fine di fissare la dottrina e le regole del maestro, la figura che emerge è quella del re Asoka, della dinastia Maurya, che per l’efficacia della sua azione sul Buddhismo, fu chiamato "colui che, per secondo, mise in moto la Ruota della Legge".

Fu Asoka a far diventare il Buddhismo, da setta polemica e riformatrice del brahmanesimo, a religione universalistica. Il suo insegnamento si basava sulla pratica della pietà verso il popolo a praticare le virtù naturali, il rispetto per la vita, la devozione verso i genitori, gli anziani e i maestri, l’amore per la verità, il rifiuto della violenza. Fu egli stesso modello semplice di un’alta religiosità innestata nella sua vita, nel suo agire, nel suo governare. Le sue parole di amore e di fiducia pervennero in tutta l’India grazie a iscrizioni su roccia divenute celebri. Famosi sono i 24 editti su roccia e le 7 iscrizioni su pilastri. Ma la diffusione fu incrementata anche dall’efficace macchina organizzativa che egli aveva predisposto in tutto l’impero: i funzionari provinciali avevano l’obbligo di istruire la popolazione nella religione, i "Censori della Legge di Pietà" regolavano tutti i casi di manifesta violenza alla libertà delle persone, i "Censori di Donne" difendevano la morale femminile e i missionari portavano la dottrina nello Sri Lanka, in Egitto, a Cirene, nell’Epiro e in Macedonia. Si può affermare che Asoka sia stato il primo al mondo a tentare di realizzare una forma di proselitismo universale, spinto dal suo profondo senso religioso della vita e della fratellanza che provava per tutti gli uomini.

Nei quattro secoli che intercorrono fra la morte di Asoka e il 100 d.C., il Buddhismo si estende nel Nord dell’India e successivamente in Cina. Tra il 125 e il 144 d.C., re Kaniska, oltre a sollecitare la composizione dei commentari alla scritture canoniche, curò la costruzione di mirabili edifici culturali, tra i quali la famosa stupa (=tomba cupoliforme dei sovrani e dei santi, reliquario delle loro ceneri) di Pashawar e indisse il quarto concilio buddista per discutere i punti dottrinali della corrente Hinayana o "Piccolo Veicolo", che si contrappone al Mahayana o "Grande Veicolo". Il fatto nuovo è il sorgere e lo svilupparsi del Mahayana, dottrina salvifica offerta a tutti gli uomini. Nel secolo IV-V d.C., la scissione tra le due correnti buddhistiche non aveva però raggiunto le forme di intolleranza che appariranno nei secoli successivi.

Gli insegnamenti del "Grande Veicolo" sono contenuti nella "Scrittura del Loto" che offre la salvezza a tutti coloro che invocano con fede il misericordioso Buddha, mentre il "Piccolo Veicolo" riservava la salvezza solo ai monaci.

Nel secolo VI d.C., il Buddhismo si impose anche nel Tibet, dove in breve tempo divenne la religione ufficiale. I monasteri buddhisti divennero i centri del potere nella vita del paese. I superiori dei monasteri sono i "Lama" ed hanno per capi il Dalai-Lama e il Panchen-Lama.

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Nel corso dei secoli, fino a noi, il Buddhismo ha conservato la sua validità dottrinale e conta centinaia di milioni di adepti in molte parti del mondo.

In Cina e nel Tibet, nonostante il regime comunista, non si può affermare che non esistano più buddhisti.

 

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