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I Poveri di Lione ebbero origine intorno al 1170, da un mercante della città francese, Valdesio. Egli aveva abbandonato tutti i suoi averi per osservare la povertà e la perfezione evangelica degli apostoli e leggeva con grande impegno la Bibbia, che si era fatto tradurre, e predicava per le piazze il Vangelo, raccogliendo subito un gran numero di seguaci, specialmente poveri. Diffidati dall' arcivescovo nel 1179 poichè predicavano non essendo preti, decidono di inviare una delegazione al III Concilio Lateranense a Roma, per esporre i loro problemi direttamente al Pontefice Innocenzo III. L' anno seguente viene sottoposta a Valdesio una "professione di fede", cioè una dichiarazione di adesione al Cattolicesimo che egli sottoscrive, non trovando nessuna idea discordante con la propria convinzione religiosa. Sembra profilarsi un periodo di comprensione da parte della Chiesa ufficiale, ma nel 1184 viene ribadito il divieto di predicare, che precede la scomunica e la cacciata da Lione. Da questo momento si ha la diffusione del Valdismo in tutta la Linguadoca e Oltralpe, prima di tutto in Lombardia. Dopo il 1206, presunta data di morte del fondatore del movimento, inizia la lunga ed oscura epoca delle crociate contro gli eretici della Francia meridionale, Catari e Albigesi. Nel 1208, il seguace di Valdesio Durando de Osca, il quale aveva raccolto intorno a sè un folto gruppo dei seguaci, decide di reintegrarsi alla Chiesa di Roma: essi vengono ribattezzati i "Poveri cattolici". Nel 1210, Ottone IV, mentre a Roma si approva la Regola francescana, promulga un editto contro i Valdesi della Diocesi di Torino. Nel 1215, il IV Concilio Laterano bolla definitivamente i Valdesi come eretici e dà inizio a processi di inquisizione e roghi; per discutere della loro situazione i Valdesi si riuniscono in assemblea a Bergamo (1218). Gigantesche inquisizioni hanno luogo a Montauban ( nei pressi di Tolosa ) e in Boemia ( è, insieme all' Austria, il lembo più orientale della diffusione della dottrina valdese ), in Francia, in Svizzera e in Italia. Nel nostro Paese, la prima condanna al rogo di un Valdese risale al 1312, è eseguita a Pinerolo e la vittima è una donna del luogo. Si verificano anche dei veri e propri martiri, come nel caso di Federico Reiser e Stefano di Basilea. L' azione repressiva viene svolta anche da sovrani e autorità, che muovono vere e proprie guerre contro i Valdesi, come nel caso di Carlo I, e varie persecuzioni, come accadde ad esempio nel 1487 con il legato papale Cattaneo nel Delfinato, che causò l'emigrazione dei Valdesi presenti in quella zona verso la Provenza ( Lubéron ), o nel 1509 con Margherita di Foix. Nel 1517 il vescovo Claudio di Seyssel visita le valli del Piemonte e scopre quanto i Valdesi siano una realtà consistente e forte in quei luoghi e in Italia ( non si deve dimenticare che circa due secoli prima erano state fondate comunità in Puglia e Calabria ).

 

 

 

Tra il 1526 e il 1530 i Valdesi si impegnano a realizzare un programma di missioni evangeliche in Svizzera, mentre nel 1532 aderiscono alla Riforma al Sinodo di Chanforan, dove si decide anche la traduzione in francese della Bibbia. Nel 1536 inizia l' occupazione dei francesi in Piemonte, mentre nel 1545 i Valdesi subiscono una nuova ondata repressiva culminante nel massacro di Lubéron. Dieci anni più tardi due ginevrini portano la Riforma nelle montagne del Piemonte: Vernou e Lauvregat celebrano la prima Santa Cena in pubblico a Fenestrelle e promuovono la costruzione dei primi Templi. Con il trattato di Cateau-Cambrésis i Savoia riconquistano il potere sulle loro terre con Emanuele Filiberto. Di nuovo la guerra coinvolge le Valli Valdesi, prese di mira dal re. Il teatro degli scontri è l' aspra Valle Angrogna; il conflitto finirà con un armistizio, che porterà alla prima fondamentale tappa che condurrà i Valdesi alla libertà di culto, l' accordo di Cavour (1561). Se da una parte sembra che la situazione migliori, questa ipotesi è smentita dalle carneficine che gli Spagnoli, dominatori del Sud Italia, riservano alle comunità calabresi di Guardia Piemontese e di Montalto Uffugo:

Se il patto di Cavour soddisfa molti, gli evangelici più intransigenti, capeggiati dal napoletano Scipione Lentolo, rivendicano l' esigenza di una propaganda più intensa. Il risultato sarà l' espulsione del Lentolo dalle Valli per motivi di sicurezza. Dopo un periodo buio, caratterizzato dall' epidemia di peste del 1630, si profila un ennesimo scontro tra Valdesi e truppe sabaude. L' élite che ha in mano il potere ritiene i Valdesi molto pericolosi perchè erano individui con un' eccessiva capacità di pensare e di scrivere ed un sovrano può solo regnare su sudditi dall' obbedienza incondizionata. I Valdesi si preparano ad una nuova lotta armata contro le truppe cattoliche che vanno raggruppandosi in prossimità del confine. Quando l' esercito sabaudo, occupa le Valli, la reazione popolare è prevedibile e tutto finisce nel sangue del massacro noto come "Pasque piemontesi". L' editto di Vittorio Amedeo II, rispondente alle esigenze della Francia, dominatrice incontrastata d' Europa, il cui sovrano Luigi XIV revoca l' editto di Nantes, porta con sè nuove carneficine e causa l' esilio dei Valdesi alla volta della Svizzera. C'è comunque il desiderio del ritorno, che avverrà solo grazie alla protezione di Guglielmo d' Orange, il quale finanzierà il "Glorioso Rimpatrio" del 1689, condotto e portato a termine dal pastore Enrico Arnaud. Il duca offre la pace e con l' editto di reintegrazione i Valdesi vengono riconosciuti i legittimi possessori delle terre delle Valli. Però, nei primi decenni del XVIII secolo, ecco che la Francia, dopo la Pace di Utrecht, riprende a servirsi del Duca di Savoia, il quale, ossequiosamente, annulla il patto stretto con i Valdesi, quindi impone a tutti i riformati della Val Chisone il battesimo cattolico. Ciò causa una nuova diaspora, ma i Valdesi si organizzano: viene fondato il Comitato Vallone, un organo per l' istruzione dei ragazzi che avrebbero proseguito gli studi all' estero , progettando la Scuola Latina. I Cattolici passano al contrattacco con l' istituzione dell'Ospizio dei Catecumeni, per l' istruzione cattolica dei giovani che sceglievano l' abiura e con la fondazione del Vescovato di Pinerolo. Tra i primi dell' 800 e il 1840 a Torre, cuore dei territori riformati, vengono fondati il Tempio, il Collegio e il Pensionato. Nel 1848, la svolta: Carlo Alberto emana le Lettere Patenti, importantissime perché costituiscono il raggiungimento della libertà di esprimere e vivere la propria fede. Dopo questo evento, i valdesi del Piemonte si organizzano in modo da divulgare il loro pensiero: viene costruito il grandioso Tempio valdese di Torino, viene fondata la casa editrice "Claudiana", si pubblica la rivista "L’Amico di casa". L'evangelizzazione si spinge anche oltreoceano, in Uruguay, con la fondazione del Comitato di Evangelizzazione e la Parrocchia di Colonia Valdense in Uruguay nel1860. A partire da questa data, il culto Valdese si diffonde in tutta Italia, con la fondazione di parecchi templi ( Venezia, Palermo, Messina ). Nel 1920 si svolge il I Congresso Evangelico. Durante il fascismo, la Chiesa Valdese assume posizioni critiche e viene emarginata perché considerata "straniera", dato che l' ideologia fascista contemplava il cattolicesimo come unica professione religiosa degli italiani. Allo scopo di formare nei giovani la coscienza protestante e ricreare il loro spirito evangelico, viene fondato il gruppo "Gioventù Cristiana" ed altri, come la Federazione delle Unioni Valdesi tra gli anni '30 e '40. Prima del II Congresso Evangelico del 1965 avviene un fatto molto importante: nel '62 c' è l'approvazione del pastorato femminile, e viene fondata la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la nuova Costituzione Unitaria, che riafferma i principi del valdismo con l' impegno per una collaborazione tra le Chiese Evangeliche del mondo.

Nel 1978 viene siglato il testo delle Intese tra la Repubblica Italiana e la Tavola Valdese.

 

 

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