La morale

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Ritorno alla pagina: "Materiale prodotto dall'Istituto"

La visione filosofica della morale nell’Islam si basa sull’eredità greca assorbita grazie a traduzioni. Analogamente al modo d’intendere dei greci, l’etica viene considerata un ramo della filosofia. Essa tratta le virtù e il modo in cui l’uomo è in grado di perseguirle, ma anche i vizi e il modo di evitarli. Le linee fondamentali della dottrina islamica risentono anche dell’influenza ebraica.

La dottrina morale si è sviluppata gradatamente e tale processo è pervenuto a conclusione nell’XI secolo. Accanto a concezioni arabe antiche sono reperibili anche parecchie concezioni etiche del mondo greco, persiano e indiano. Dalla morale pre- islamica vennero prese le virtù quali la fedeltà alla propria tribù, il senso dell’onore, l’ospitalità, la perseveranza e la padronanza di sé. Si sono invece fissati come valori puramente islamici il rispetto verso Dio, il timore del Giudizio Universale, la bontà, la giustizia, la pazienza, la sincerità e la fratellanza dei fedeli. La giustizia venne ad assumere all’incirca la posizione che nel Cristianesimo spetta all’amore.

La coesistenza di diverse rappresentazioni dei valori, a volte la loro totale divergenza, viene giustificata con una particolare argomentazione: si fa infatti distinzione tra la dottrina esteriore di Maometto da un canto e il suo atteggiamento interiore dall’altro. L’adempimento dei doveri religiosi è una parte costitutiva della morale. Sono parimenti suoi oggetti il comportamento sessuale e le buone maniere.

All’anima viene concessa una particolare attenzione: essa viene intesa secondo l’idea platonica di unità tripartita: l’anima come desiderio, l’anima che rimprovera, l’anima tranquilla; questa distinzione costituisce la base dell’etica e della psicologia musulmane. A Platone si rifà anche il raggruppamento delle virtù principali: saggezza, coraggio, temperanza e giustizia.

 

 

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