La politica

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Ritorno alla pagina: "Materiale prodotto dall'Istituto"

Alla stregua di ogni altra religione, l’Islam non può non tener conto della politica. Anzi, esso è cresciuto assieme a questa, sviluppando un legame più forte di ogni altra religione. Una coscienza politica come parte dell’identità religioso-culturale si è dunque sviluppata storicamente. Vari elementi che oggi vengono considerati islamici a rigore sono una costruzione dei successori di Muhammad. Si pensi ad esempio al califfato, cui non si fa cenno né nel Corano né nella tradizione (sunna).

In ogni modo è pur sempre la tradizione in senso lato quella su cui si basa il pensiero politico dei Musulmani.

Gli aspetti politici della missione islamica vengono ricavati in primo luogo dall’attività di Muhammad a Medina. Là egli venne eletto capo di una comunità che presentava le caratteristiche di uno stato. In queste vesti egli era anche responsabile delle tribù ebraiche che vivevano a Medina e nei dintorni. Infatti, a quel tempo venivano inclusi nella umma (l’ecumene musulmano) anche gli Ebrei e i Cristiani che vivevano insieme ai Musulmani. Gli Ebrei avevano, infatti, una posizione fissa negli organi consultivi della città. Quindi si può concludere che l’attività politica di Muhammad avesse un carattere nazionale e regionale vincolato al territorio. Quest’attività politica non ebbe mai però la prevalenza sulla missione religiosa. Egli si fece scrupolo di separare attentamente gli affari religiosi da quelli secolari. Il ruolo condeterminante del sacro era cosa ovvia per l’epoca di Muhammad e per la società nella quale egli svolgeva attività politica. Infatti, anche gli Ebrei a quell’epoca dovevano attenersi ai principi sacrali tanto nella vita politica quanto in quella religiosa.

Il modello originario della società – come questa si era venuta formando in via definitiva dopo tutte le difficoltà iniziali e le lotte combattute per la sola sopravvivenza – corrispondeva all’immagine di una società chiusa. Senza dubbio qui si rifletteva un influsso ebraico. In una simile società le pretese riguardanti ogni singolo uomo si facevano sentire col peso opprimente degli obblighi familiari. La pressione sociale conferiva loro la forza necessaria. L’allevamento del bestiame, uno dei rami principali dell’economia nazionale, diffuse nell’organizzazione della vita gli schemi del mondo dei pastori. Il rapporto di pastore e gregge e l'obbligo di occuparsi della scrittura divennero le caratteristiche salienti sia nella politica che nello stato. Questi modelli di pensiero sono alla base di alcune attese politiche che agitano l’Islam nel Terzo Mondo. Accanto all’Ebraismo l’Islam rimane la religione con il più grande potenziale politico nonostante tutti i tentativi intrapresi negli ultimi decenni, nella sua area di diffusione, di separare la Chiesa dalla politica.

 

 

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