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La famiglia
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Secondo la concezione islamica, il matrimonio non è un sacramento, ma un contratto civile tra le due parti contraenti di sesso diverso. Esso è utile in quanto rende l'esistenza finalmente completa. Gli sposi devono sviluppare quelle qualità che avvicinano l'uomo a Dio e nobilitano la quotidianità. Il matrimonio ha un significato religioso eminente e viene visto come una necessità culturale e sociale in quanto è la prima scuola e la migliore istituzione protettiva per l'individuo. La poligamia, caratteristica dell'Arabia pre-islamica, è stata ampiamente limitata dall'Islam. In pratica viene data la priorità all'unione monogama. La concessione coranica alla poligamia si riferisce ad una particolare situazione storica, dopo la battaglia del 625. Il suo scopo era di provvedere socialmente col matrimonio, anche se per mezzo della poligamia, alle ragazze rimaste orfane in seguito al decesso del padre o di colui che le manteneva. Di conseguenza l'unione monogama è la forma normale della fondazione di una famiglia raccomandata dalla religione. Nonostante un atteggiamento spiccatamente positivo dell'Islam circa l'accrescimento delle nascite, è permessa la pianificazione della famiglia: è necessario però che le precauzioni prese non siano dannose alla salute. In situazioni cliniche difficili la vita della futura madre è più importante di quella del nascituro. La tradizione è dell'opinione che al frutto della gravidanza spetti la qualifica dessere vivente umano dopo quaranta giorni. Quindi l'aborto non è più permesso per nessun motivo, a meno che non sia in pericolo la vita della madre, quando sia trascorso questo periodo di tempo.
LA GIORNATA DI UNA FAMIGLIA MUSULMANA (liberamente tratto da "Anthony J. Harrop" all'interno di "Le religioni del mondo" Edizioni Paoline) Non è ancora mattina, anzi, ad oriente non v'è ancora alcun segno di aurora. Latifa Begum, mentre la famiglia dorme ancora, raggiunge la pompa dell'acqua nel cortile e la aziona fino a far salire in superficie acqua fresca e chiara. I vicini di casa cominciano a muoversi e Latifa chiama Safina, la figlia maggiore: "Di' ai ragazzi di alzarsi subito che presto il maestro sarà qui". E' ancora molto presto ma all'improvviso, dall'altoparlante installato di recente sul minareto della moschea, a cento metri di distanza, risuona la chiamata alla preghiera del mattino (al fagir): "Svegliatevi, la preghiera è meglio del sonno". La preghiera Abdul Khaliq, marito di Latifa, si avvia alla moschea mettendosi il copricapo per la preghiera, ma giunto al cancello di casa incontra un suo lontano parente Abdur Rahman. Quest'ultimo è uno studente giunto a mezza strada del corso di dieci anni per diventare un maulvi, cioè un insegnante religioso musulmano. La famiglia Khaliq, per aiutarlo finanziariamente, gli ha affidato l'incarico di impartire l'istruzione religiosa ai figli, di cui dirige la preghiera del mattino. I ragazzi, appena udita la sua voce, corrono fuori e i tre compiono insieme le abluzioni rituali; quindi, distesa l'apposita stuoia sulla veranda, si allineano uno accanto all'altro e cominciano a recitare le loro preghiere rivolti verso La Mecca. Anche Latifa Begum e Safina pregano, ma dentro casa, lontano dallo sguardo di qualsiasi estraneo, come si conviene alla donne dell'Islam. Terminata la preghiera, Safina si unisce ai fratelli per la scuola. Allora si siedono su di una ruvida stuoia sulla veranda di cemento e recitano all'unisono un brano del sacro Corano, guidati dal loro maestro. I ragazzi sono ancora mezzi addormentati e fanno molti errori, invece Safina ha una buona memoria e Abdur Rahman deve solo correggere la sua pronuncia dell'arabo classico. Dopo quasi un'ora finalmente i tre bambini lo recitano in modo perfetto. Nel frattempo la madre ha preparato la prima colazione: un po' di riso lasciato dalla sera precedente, chapati, biscotti, una tazza di tè per i grandi e latte per i piccoli: anche il maestro si ferma a mangiare mentre Khaliq rientra.
Parte della comunità Khaliq si è fermato alla moschea dopo la preghiera del mattino per discutere con il maestro religioso del pagamento della tassa religiosa annuale: la sua famiglia è stata tassata per 200 Kg. di riso, di cui la metà deve essere versata durante il mese del digiuno, per essere distribuita ai più poveri: in questo modo Khaliq, che è uno degli uomini più ricchi del villaggio, contribuirà in modo significativo al bene di tutta la comunità. Nel pomeriggio, quando il sole non picchia più tanto forte, marito e moglie si trovano con la madre di Khaliq, che abita al di là della cinta, e discutono dei preparativi per il digiuno e del pagamento della tassa: la famiglia si impegna a provvedere anche per alcuni parenti bisognosi in modo che tutti possano celebrare una festa migliore, anche se questo forse impedirà loro di procurarsi un grosso animale per il sacrificio della Grande Festa. Il pomeriggio così è finito e la brezza del crepuscolo si porta via il calore del giorno: due ore dopo il tramonto la giornata finisce come è cominciata: con la preghiera della sera (isha), che echeggia al di sopra dei tetti delle case fino a disperdersi nel paesaggio silenzioso.
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