Digiuno

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Ritorno alla pagina: "Materiale prodotto dall'Istituto"

Richiamandosi alla tradizione degli antenati, nel Corano il Digiuno è obbligatorio per i credenti durante il nono mese musulmano il Ramadan. Ma mentre qui si tratta solo di alcuni giorni, la Sunna ne stabilisce da 20 a 30, ossia l’intero mese.

Il Digiuno islamico richiede una totale astensione dal cibo, dalle bevande e da ogni altro piacere del corpo, compreso il fumo e i rapporti sessuali. Ha inizio col nascere del giorno e termina con il calare della notte. Questa cura devota deve fondarsi sulla chiara intenzione di venire seguita sulla base del precetto divino. Tutti i musulmani adulti, sani di corpo e di mente, uomini e donne, sono obbligati a digiunare.

Il Digiuno, oltre all’aspetto religioso, ne ha anche uno sociale ed etico: durante questo periodo vendono versate le tasse per i poveri e si cura la carità più assiduamente del solito. Una condotta criminosa annulla il valore del Ramadan. Esso infatti include anche l’astensione da ogni sorta di intenzione cattiva, trasgressione e misfatto. E’ inoltre meritevole trascorrere il periodo in meditazione, in silenzio e nella lettura del Corano. Nell’ultimo terzo del Ramadan, in ogni comunità almeno un uomo pio si ritira per dedicarsi allo studio del Corano. Durante tale periodo la comunità provvede al suo sostentamento. Come luogo di tale clausura viene utilizzata una delle moschee locali.

Nell’Islam è fortemente radicata la convinzione che l’assunzione del cibo agisca sullo sviluppo della personalità: s’interviene pertanto nelle abitudini alimentari degli uomini sottoponendole a regole, la fondamentale delle quali è "mangiare e bere ma con moderazione". Dato che, inoltre, il Corano è stato rivelato nel Ramadan, i sentimenti dei religiosi dei credenti subiscono in questo periodo un’enfasi notevole.

Ma c’è un problema: mentre il Digiuno non costituiva alcun peso particolare per i fedeli in epoca preindustriale, nelle condizioni di vita tipiche di una società industriale esso diventa un problema notevole. Una delle decisioni più notevoli prese a tal proposito è scaturita da un seminario islamico tenutosi nel 1976 in Algeria. Agli operai musulmani che di giorno sono addetti agli altiforni viene permesso d’infrangere il Digiuno durante il Ramadan purché lo recuperino successivamente.

Secondo la scuola di diritto hanafitica, l’obbligo del Digiuno viene meno quando, a seguito di accertamento medico, risulti dannoso alla salute oppure impedisca al credente di seguire i suoi doveri o gli renda considerevolmente grave il lavoro nei campi o nell’industria. Anche le madri che allattano, i malati terminali, gli anziani e coloro che devono compiere viaggi sono esentati dal dovere di digiunare.

Nel Ramadan i Musulmani dispiegano particolari forme di vita sociale. Durante questo periodo tutto è un po’ diverso dal solito. Un’atmosfera domina la scena. Prende l’avvio un tentativo umano di creare delle condizioni paradisiache.

 

 

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