Peccato

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Ritorno alla pagina: "Materiale prodotto dall'Istituto"

La dottrina morale islamica non prevede la suddivisione in peccati mortali e peccati veniali. Il peccato, nella concezione islamica, può avere due valenze: può essere una trasgressione volontaria alla norma divina, ma anche una violazione della legge.

Secondo il Corano il peccato più grave consiste nell’associare a Dio altre divinità. Con esso si lede un diritto di Dio. Offese di tal sorta possono essere cancellate se si accetta la punizione prescritta. In caso contrario non rimane che sperare che sia Dio a perdonarle.

Ai peccati nei confronti degli uomini invece, si deve porre riparo in un modo o nell’altro, se si vuole che vengano cancellati.

I peccati capitali non si limitano a sette, come nelle dottrina morale cattolica, il loro numero è più alto: calunnia, lussuria, maldicenza, sospetto, falsa testimonianza, superbia, avarizia, invidia, intemperanza e così via.

Il fedele è tenuto a rifuggire dalla tentazione e dal peccato per mezzo di una condotta di vita appropriata.

 

 

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