Dottrina

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Ritorno alla pagina: "Materiale prodotto dall'Istituto"

La dottrina di Confucio fu presentata alla classe feudale dirigente per ripristinare l’ordine sociale in un’età di decadenza e di crisi politico-morale. Basata sullo studio degli antichi testi canonici, la dottrina confuciana si esprimeva in due esigenze fondamentali. La prima era quella di riaffermare una concezione politica centralizzata nella quale la virtù del principe divenisse il sostegno e il cardine della convivenza civile ("Un principe che governa secondo la Virtù assomiglia ad una stella polare: essa permane nella sua immobilità, ma tutte le stelle le girano attorno"). La seconda esigenza invece, era quella di inculcare la pratica dell'umanità, cioè un vivo senso umanitario in tutto; erano questi i mezzi indispensabili per il perfezionamento dell’individuo. La religione confuciana crede, infatti, in una certa armonia chiamata dao, ossia la via. L’individuo, dunque, non doveva perfezionarsi per la salvezza personale, ma per il miglioramento di tutta la società, per giungere alla restaurazione del sistema politico-sociale degli antichi saggi sovrani cinesi. Ciascuno, poi, era tenuto a rispettare rigidamente i propri simili secondo il posto occupato nella gerarchia familiare e sociale. Confucio concepiva la società divisa in tre gruppi: 1) gli uomini perfetti (sheng), ovvero i saggi, che rappresentano il modello da seguire in quanto superiori (junzi); 3) gli uomini comuni che costituiscono la massa. Il fine di questa dottrina, pertanto, è la nobiltà spirituale che può essere raggiunta seguendo il li. Il li rappresenta un concetto assai complesso, che può definirsi come armonizzazione dell’uomo con l’ordine generale del mondo in tutti gli aspetti della vita, dall’osservanza dei riti religiosi e familiari, alle regole di comportamento del vivere sociale. Li è dunque forza ordinatrice che deve guidare l’uomo nei suoi doveri, sia verso gli altri uomini, sia verso gli essere spirituali superiori. Li è anche la forza cosmica che dà forma e ordine allo stato e alla famiglia. L’intero essere viene influenzato dalla potenza ordinatrice del li, che si ripercuote anche sulla natura.dell’uomo. Da li dipendono le virtù (de) di cui cinque sono quelle fondamentali: fra queste occupa un posto di grande rilievo il ren, che si può intendere come "umanità" indicando con ciò la benevolenza (carità) che un uomo deve mostrare verso i suoi simili. Accanto al li e al ren, Confucio ha assegnato anche alla musica (yue) un ruolo molto importante, in quanto manifestazione di ordine e armonia, ed espressione di sentimenti nobili ed elevati ("Un uomo caritatevole che ne farà dei riti, che ne farà della musica?" cit. Confucio).

La dottrina di Confucio non fu una religione, ma soprattutto un’etica di moralizzazione politica. Confucio ignorava la metafisica e non si pose mai il problema della sopravvivenza dell’anima. Anzi, a chi gli chiedesse qualcosa in merito rispondeva in questo modo: "Non sai ancora servire gli uomini quanto occorre, come potresti servire gli spiriti?" "Se non si conosce ancora la vita, come si potrà conoscere la morte?"

 

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