ATTIVITA' DI PESCA

I pesci presenti nei Laghi

Sistemi di pesca

Le prime notizie relative alle specie di pesci presenti nei laghi di Avigliana risalgono a più di duecento anni fa, ma sono piuttosto vaghe e si riferiscono solamente a quelle di maggior pregio commerciale. In documenti del 1786 - 1833 - 1836 - 1837 - 1856 si legge che i laghi di Avigliana "abbondano di pesci squisiti: trote, carpe, tinche, anguille e altri ancora, grossi e saporiti ...".In seguito le notizie sono più frequenti e precise; in un'opera sui pesci del Piemonte del 1892 viene segnalata la presenza nei laghi di Avigliana di dieci specie: Alborella, Anguilla, Barbo, Cavedano, Cobite, Ghiozzo, Gobione, Scardola, Scazzone, Triotto.

In questi ultimi decenni si è rilevata la progressiva riduzione dei salmonidi a favore dei ciprinidi, determinata dal variare della trofìa (quantità e qualità del cibo).Dopo il 1955 si è riscontrata una diminuzione di catture di specie pregiate, come il pesce persico e la tinca, passati dal 30% al 5% e dal 20% al 2,5% del totale, e il corrispondente incremento di quelle meno pregiate, come l'alborella, salita dal 10%al 30% e la scardola, che dal 5% è giunta a costituire il 60% delle catture. Nel contempo la quantità del pescato ha subito un forte calo, riducendosi dagli oltre settanta quintali annui ai venti per toccare il minimo con la decina registrata nel 1975 (lago Grande). Questa situazione è stata determinata da un preciso intervento antropico, che ha agito attraverso la manipolazione qualitativa e quantitativa della popolazione ittica per scopi alieutici.

La pesca nei laghi di Avigliana è un'attività praticata fin dai tempi antichissimi. Nella torbiera di Trana e nella palude dei Mareschi sono stati rinvenuti attrezzi preistorici per la pesca, riconducibili al periodo Neolitico e all'Ètà del Bronzo: arpioni, ami, trappole per pesci, che testimoniano un'attività di pesca da parte delle comunità preistoriche, stanziate sulle rive dei laghi...

Molto più tardi, in epoca medioevale, la pesca e le rendite furono oggetto di diritti riservati alle classi nobili. L'introito economico non doveva essere di poco conto se nel 1134 dovette intervenire addirittura il conte Amedeo III di Savoia per reintegrare l'abbazia di San Giusto del diritto di pesca nei bacini che Merlo, visconte di Avigliana, e i suoi figli, amministravano male ("male detinebant").

Dopo oltre settecento anni, nel 1834, l'attività in zona continuava a rivestire notevole importanza, tant'è che delle tremila lire di reddito ittico annuo attribuito alla bassa Valle di Susa, i due terzi provenivano dai laghi di Avigliana.

Nella prima metà dell'ottocento i due laghi erano affittati per seicento lire annue. Ogni zona di pesca veniva considerata fonte di reddito ed aveva un proprietario, che poteva affittarne il diritto. Ad esempio nel 1859 e 1860 il canone per la pesca lungo il canale Naviglia era di lire venticinque annue, mentre per attività lungo le rive del lago piccolo si corrispondevano lire centosessanta annue.

In quegli anni un calendario statistico della provincia di Susa (1820) ricordava che "il clima di Avigliana è danneggiato dalla vicinanza dei laghi e dalle sue paludi, ma di questi incomodi vengono indennizzati gli abitanti del lucro che proviene dalla pesca poiché due laghi di celebrata profondità, ridondanti di acque limpidissime, somministrano grande copia di tinche, anguille e altri pesci di non ordinaria grandezza e di buon sapore ".

La pratica dell'affitto dei diritti di pesca, è documentata sicuramente dal 1706, quando nella ricognizione dei beni del marchese di San Tommaso risultava il possesso dei due laghi "...in affitto a non si sa quale prezzo per essere l'affittavolo fuori sede ..."

All'inizio del novecento la pesca nei laghi rivestiva una certa importanza nell'economia locale.

La pesca professionale venne praticata fino agli anni cinquanta da Allais Gioachino e dai suoi famigliari, con prelievi annui di oltre settanta quintali nel lago Grande, mentre il Piccolo, pur proporzionalmente più produttivo e pescoso, ne forniva un quantitativo minore.

L'attività non si limitava alla sola cattura, ma comprendeva numerose altre operazioni, le più importanti delle quali consistevano nell'immissione di novellame, soprattutto delle specie di maggior pregio economico, e nell'espansione delle aree di riproduzione. Queste si estendevano a meridione, lungo il rio di Trana, comprendendo a nord-ovest l'intera palude dei mareschi, dove in tarda primavera deponevano varie specie di ciprinidi, specialmente carpe. Dopo la schiusa milioni di avannotti si distribuivano ovunque, con l'abbassamento dell'acqua nella zona palustre, conseguenza del prelievo operato dal consorzio irriguo delle Gerbole, il novellame si raccoglieva nei fossati, collegati al canale Naviglia, dove veniva prelevato dal titolare del diritto di pesca e trasferito nei laghi. Il recupero era eseguito di una "trubia" (guada grande).

La cessione dei diritti di pesca sul lago piccolo alla F.I.P.S. negli anni settanta segnò modificazioni qualitative e quantitative nell'ittiofauna, poiché l'interesse si rivolse all'attività ricreativa della pesca sportiva.

Altre azioni, come il prelievo preferenziale su talune specie, i ripopolamenti e le introduzioni di talune specie hanno alterato i rapporti numerici tra le diverse popolazioni, modificando gli equilibri delle diverse componenti dell'ecosistema.

Non è possibile quantificare con precisione l'incidenza del prelievo differenziato sull'ittiocenosi ; è tuttavia indubbio che alcune specie sono da sempre state sottoposte ad un maggior prelievo, ad esempio la trota richiese una tutela, mediante divieti di pesca autunnali fin dal tardo medioevo, e così il persico trota nel lago grande (dati i prelievi in quantitativi considerevoli...).

Gli effetti delle introduzioni sono spesso ancor oggi ben constatabili, poiché molte specie, adattatesi , si ripoducono nei due laghi. Sono stati introdotti nei due laghi. Sono stati introdotti nei due laghi, in tempi recenti, il persico sole, il persico reale, il carassio, il persico trota (rinvenibile solo più nel lago grande) la trota iridea, il salmone (oggi non più presenti) il luccio, la lasca, la savetta e il pesce gatto, purtroppo sempre più abbondante nel lago piccolo.

L'abitudine di immettere materiale ittico è documentata con sicurezza fin dal 1860, si trova infatti riportata sul contratto d'affitto fra la società della pescicoltura dei laghi di Avigliana ed Allais Michele la seguente clausola: "...per la semplice pesca mediante bertavelli e bertocci lungo le rive del lago superiore... Egli (l'affittavolo) dovrà rimettere viventi le trote ed altri pesci , introdotti artificialmente nel lago, che per caso avesse a prendere..."

Le pratiche dell'introduzione e quella della transfaunazione (ossia l'immissione di specie che, pur di origine italiana, sono tuttavia esotiche per quel determinato ecosistema, come ad esempio il persico reale o l'anguilla ad Avigliana ) e del ripopolamento sono ancora oggi diffuse.

Le introduzioni possono avere tre tipi di conseguenze. Alcune sono senza effetto, come nel caso della trota iridea, del salmone e della lasca, e gli eventuali riflessi negativi della fauna indigena sono, in genere, transitori.

Più rari sono i casi in cui una specie si inserisce armonicamente nel sistema: introduzione con successo neutro. Infine le introduzioni con successo adattativo possono provocare riduzioni o estinzioni di altre specie (il più immediato meccanismo ad innescarsi è, per esempio, la predazione esercitata dal persico trota nei confronti dell'alborella o del pesce gatto sul novellame di carpa e tinca ) o competizioni alimentari o ibridazioni...

Il ripopolamento è un'altra pratica spesso adottata nel tentativo di porre rimedio a situazioni generate da alterazioni ambientali. Se programmato ed utilizzato saggiamente può dare, in tempi brevi, risultati soddisfacenti. Troppo spesso però si è confuso il ripopolamento con la semplice immissione di pesci. Il ripopolamento è invece una delicata e complessa operazione di ristrutturazione e recupero ambientale che deve seguire però alla rimozione delle cause che limitano lo sviluppo delle specie interessate. In caso contrario i benefici sono modesti e di breve durata, come nel caso del lago piccolo, dove le frequenti immissioni di ciprinidi erano inutili perché il prelievo idrico estivo ne impediva la riproduzione. L'utilizzo agricolo dei Mareschi e della torbiera di Trana ha richiesto in queste aree la costruzione e la manutenzione di una rete di canali di deflusso. In particolare nei Mareschi l'irrigazione avvenne per secoli, e fino al primo dopoguerra, attraverso un complesso sistema di canali irradiantisi "a pettine" dal Naviglia con la regolazione del livello dell'acqua mediante traversine di legno, poste su piani diversi. Il sistema idrico risultava così esteso e variato favorendo numerose specie, il cobite e la carpa ad esempio, che, trovando nei fossi importanti vie di raccordo fra i bacini lacustri e le aree allagate, utilizzavano la zona a scopo riproduttivo, alimentare e di rifugio. In primavera i pesci deponevano le uovanei canali e, alcuni mesi dopo, gli avannotti migravano, o venivano trasportati manualmente nel lago che beneficiava così di un cospicuo apporto di novellame.

Dal 1923, però, il demanio statale ha concesso al consorzio irriguo delle Gerbole il diritto a prelevare quattro milioni di metri cubi d'acqua , tra il 1 giugno e il 10 settembre di ogni anno, abbassando di 2 m. il livello del Lago Grande e di 3 m. quello del Lago Piccolo.

L'alterazione del naturale regime delle acque provoca la mancanza di connessione tra i mareschi, che restano in secca , ed il Lago Grande e la riduzione delle zone di riproduzione e di rifugio di numerose specie, prime fra tutte la carpa.

Lo squilibrio prodotto dal prelievo doveva essere previsto se, a seguito della richiesta del Consorzio per la Tutela della Pesca nel Piemonte "...di procedere ad immettere nel Lago Piccolo di Avigliana 50.000 anguilline entro il febbraio di ogni anno, 100.000 carpette entro il novembre di ogni anno e nel Lago Grande di Avigliana 100.000 avannotti di pesce persico entro giugno di ogni anno, 200.000 carpette entro novembre e 200.000 trinchette entro il novembre di ogni anno...", veniva imposta al Consorzio delle Gerbole l'immissione nei due lagni di 25.000 unità di pesce ogni anno... . Questi accorgimenti si sono comunque rivelati inadeguati poiché non sono riusciti ad aumentare il tasso produttivo delle specie interessate e hanno finito col favorire indirettamente specie esotiche, quali il persico e il pesce gatto.

L'eccessiva concentrazione di natanti sul Lago Grande ha prodotto un'ulteriore azione modificatrice dell'intero sistema. Il moto ondoso intenso e prolungato prodotto dai natanti provoca il continuo rimaneggiamento del fondale e l'intorbidamento delle acque , influenzando negativamente la riproduzione di numerose specie. In particolare ne hanno risentito quelle specie che usano ancorare le ovature alla vegetazione delle rive, le cui uova sono state danneggiate dall'azione meccanica delle onde.

Il Canale Naviglia ha sempre costituito il collegamento tra l'ecosistema lacustre e le acque correnti della Dora. Tramite esso numerose specie potevano frequentare in differenti periodi dell'anno e della propria vita i diversi ambienti. La Naviglia rappresentava inoltre anche una specie di gradiente tra i due corpi idrici. Nel tratto prossimo ai laghi si trovavano infatti specie tipiche delle acque ferme, come la carpa, mentre il tratto più vicino al fiume ospitava barbi, vaironi, trote ed altri pesci, che vivono di preferenza nelle acque correnti. L'inversione del flusso idrico per molti mesi ogni anno, in seguito al prelievo, ed i fenomeni di inquinamento hanno fatto perdere al Canale Naviglia la caratteristica di zona di transizione tra gli ecosistemi delle acque lentiche e lotiche, rendendolo inagibile e inospitale a numerose specie ittiche.

L'ittiofauna aviglianese è dunque il risultato dell'azione di diversi fattori che nel tempo ne hanno plasmato la composizione qualitativa e quantitativa. I bacini lacustri e la zona palustre hanno ospitato in tempi diversi almeno 28 specie di pesci ... .