Tendenze attuali della corsa agli armamenti
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Nell’ottobre 1999 si è svolto un importante esperimento di lancio e intercettazione missilistica. Questo, insieme ad un altro episodio seguitogli a breve distanza, ha chiarito le tendenze e le intenzioni nelle scelte strategiche degli Stati Uniti: il Senato americano ha respinto il trattato per la totale interdizione degli esperimenti nucleari.

È stato sviluppato un nuovo modello di missile antimissile, l’ultimo di una serie di tentativi: già agli inizi della guerra fredda ci furono ricerche condotte verso questa direzione, ma fino agli anni ’70 si sono intrapresi e abbandonati diversi progetti che alla fine non hanno dato che pochi risultati o il cui sviluppo sarebbe risultato troppo costoso. Questa corsa nello sviluppo dei missili antimissile, che avrebbe potuto minare gli equilibri internazionali, è stata fermata nel 1972 dal Trattato ABM, firmato da Breznev e Nixon. Tuttavia nel 1983 gli U.S.A. hanno ripreso la ricerca nel campo di un sistema di difesa situato nello spazio, che a sua volta venne abbandonato per i costi proibitivi.

Il nuovo EKV è invece basato a terra e utilizza i satelliti di osservazione americani, proteggendo quindi solo zone considerate a rischio di attacco di un potenziale nemico, sia sul suolo statunitense, sia su quello di alleati la cui sicurezza sia di importanza strategica. L’obbiettivo sarebbe quello di neutralizzare i missili costruiti da quelle definite come potenze emergenti. Questa possibilità è attualmente uno degli aspetti più rilevanti delle relazioni strategiche internazionali, poiché i paesi che dispongono di tecnologie avanzate potrebbero dotarsi di missili a lunga gittata molto precisi. Le attuali potenze nucleari sono U.S.A., Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, ma nonostante le disposizioni prese nel 1987 contro il trasferimento di tecnologie nucleari, altri stati stanno percorrendo, purtroppo con successo, questa strada: Corea, India (nella foto l’ultima "creazione" indiana), Pakistan, Israele, e forse Siria, Iraq, Iran, Corea del Nord e Taiwan. Queste hanno sviluppato missili a corta e media gittata, spesso adattando missili costruiti dalle grandi potenze. La Corea è l’unica che si starebbe invece dotando di un missile a lunga gittata.

L’obbiettivo principale degli Stati Uniti è neutralizzare i missili sviluppati da quelli considerati "stati criminali", come Iran, Iraq e Siria.

È in effetti strano vedere gli U.S.A., che hanno ormai il predominio militare sul mondo, impegnarsi così tanto in uno sforzo così lungo e costoso. Bisogna però considerare il fatto che la loro maggiore preoccupazione consiste nel mantenere la superiorità acquisita, mettendola al riparo da qualsiasi cosa la possa minacciare.

Ci sono però state critiche all’apparato bellico statunitense: ad esempio per la lentezza nell'invio delle truppe in Kosovo, o per i fallimenti dei sistemi di informazione, vigilanza e rilevamento, che non hanno previsto esperimenti indiani e coreani, e che non hanno evitato la distruzione dell’ambasciata cinese a Belgrado (ammesso che di errore si sia trattato).

Sono stati quindi incrementati del 7% i fondi destinati alle spese militari; questo bilancio avvantaggerà soprattutto i settori di ricerca e sviluppo, per accrescere la superiorità scientifica e tecnologica delle forze americane rispetto al resto del mondo. Gli U.S.A. manterranno dunque il proprio arsenale nucleare, nonché il proprio sistema di armi nucleari "d’intervento", compresa la componente aerea, che la Russia ha invece deciso di smantellare completamente. Inoltre gli Stati Uniti stanno portando avanti il progetto di un nuovo missile antimissile, violando esplicitamente il trattato del 1972 e provocando preoccupazioni e avvertimenti da parte di altri paesi, ad esempio la Russia.

 

Accanto, un missile da crociera statunitense ALBM

 

 

 

 

Ci sono quindi stati negoziati per ridurre il numero di armi nucleari, ma gli U.S.A. e la Russia continuano a possedere arsenali capaci di creare un disastro 500 mila volte superiore a quello che la bomba "Little Boy" fece ad Hiroshima.

Il numero dei paesi che possiedono un armamento nucleare è dunque aumentato e a Ginevra, sede permanente della Conferenza sul disarmo delle Nazioni Unite, il lavoro non va avanti come dovrebbe. Purtroppo la distruzione dell’arsenale nucleare mondiale non porta voti, non è un fondamentale interesse della politica estera di alcun paese: la gente ormai non ha più paura della bomba, perché Hiroshima è lontana nel tempo, un ricordo che va sfumando, e senza questo timore non esistono pressioni politiche che conducano a scelte concrete. Sicuramente questo è un momento in cui il pericolo è maggiore rispetto alla guerra fredda, ma la paura è minore.

Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma il pericolo esiste davvero: lo confermano la quantità di armi nucleari ancora esistenti, i piani degli U.S.A. per creare una difesa nazionale antimissilistica e le "fughe nucleari" che avvengono in Russia, dove esisterebbe il materiale sufficiente a costruire 40 mila armi nucleari (almeno secondo il Dipartimento di Stato statunitense). Secondo Mosca sono stati 14 i tentativi seri di rubare o contrabbandare materiale nucleare, ma quanti quelli passati inosservati? Continua inoltre ad esistere il pericolo che anche la tecnologia missilistica venga venduta ai già citati stati "criminali". Gli ultimi membri del "club" nucleare sono India e Pakistan, dove maggiore è la probabilità dello scoppio di una guerra nucleare a causa delle relazioni tese.

Non si può nemmeno scartare l’ipotesi che organizzazioni terroristiche vengano in possesso di tali tecnologie, anche se potrebbe sembrare il copione di un film. Sia U.S.A. sia Russia hanno realizzato dispositivi conosciuti come "bombe in valigia": armi nucleari tattiche che pesano 30-50 chili e hanno dimensioni di 60 per 40 per 20 centimetri, la cui capacità distruttiva è all’incirca pari a quella della bomba che distrusse Hiroshima.

Le previsioni del bollettino "Arms Control Today" del settembre ’99 sono forse esagerate, ma assai preoccupanti: gli U.S.A., nei prossimi 15 anni potrebbero dover fronteggiare attacchi di missili balistici da parte di Russia, Cina, Corea del Nord e forse Iraq e Iran, se l’aiuto scientifico russo e i materiali cinesi lo permetteranno.

Un rischio che si sta delineando come sempre più probabile è quello di bombe che non viaggiano su missili, ma che possono essere trasportate su una barca, un camion, un aereo, che potrebbero addirittura essere le esche di una possibile guerra nucleare

Il punto di partenza di un possibile conflitto sono , come già detto, India e Pakistan, che possiedono rispettivamente, secondo le più recenti stime, 80 e 15 bombe. Le conseguenze sarebbero immense su scala planetaria: la Cina, confinante con l’India e non troppo in buoni rapporti con i vicini potrebbe schierarsi dalla parte del Pakistan, o generare un caos militare per reclamare Taiwan. Anche l’Iran, confinante con il Pakistan potrebbe minacciare di rappresaglia l’India. La Russia, da parte sua, potrebbe mostrarsi ostile al Pakistan, essendo storica alleata dell’India, causando un motivo di conflitto con la Cina. Il tutto potrebbe essere "condito" con attacchi terroristici contro obbiettivi indiani e pakistani in tutto il mondo. E chi nega la possibilità che in una situazione di caos generale i numerosi nemici degli Stati Uniti possano trovare un motivo per attaccare il grande stato americano? Questo risponderebbe magari, all’inizio, con attacchi aerei convenzionali, ma metterebbe in allarme mondiale la sua flotta di sottomarini nucleari, causando l’intensificazione della capacità di risposta atomica dei russi.

Ricollegandomi al discorso fatto sulla guerra accidentale, posso dire che in un simile contesto sarebbero possibili errori, più che in qualsiasi altro momento, come già successo nel ’95, quando un razzo americano per ricerca lanciato sulla Norvegia allarmò i russi a tal punto che per la prima volta nella storia fu attivato il pulsante della "valigia atomica" che il capo del Cremlino porta sempre con sé.

Certo il sistema di difesa americano funzionerebbe molto bene, ma se il nemico fosse un’organizzazione terroristica, come precedentemente ipotizzato, la situazione sarebbe molto più preoccupante. Tutto ciò considerando il fatto che la Russia, in quanto a sicurezza non è più la grande potenza di una volta. Nel ’97 A. Lebed, ex consigliere per la sicurezza nazionale, pur venendo successivamente smentito, ha dichiarato che il paese aveva perso le tracce di 100 bombe "in valigia".

Gli Stati Uniti affermano di aver bisogno di un sistema che li protegga dagli stati "criminali", ma Mosca fa notare che questo sistema nulla potrebbe contro attacchi terroristici. Teme perciò che questo "ombrello" difensivo sia una scusa per tenere sotto controllo i suoi razzi e, in accordo con la Cina, che ciò servirebbe a dirigere meglio un’eventuale offensiva. Quello che importa è che la decisione americana di spendere oltre 25 milioni di dollari per proteggere la popolazione da un attacco missilistico nucleare dimostra che l’obbiettivo di un disarmo atomico totale è stato abbandonato. Gli Stati Uniti sono stati accusati da alcuni paesi dell’ONU di non aver fatto abbastanza per eliminare il pericolo di un conflitto nucleare e il famoso programma di difesa, sul quale l’amministrazione Clinton vorrebbe prendere una decisione definitiva entro il 2000, è stato criticato da molti. Uno tra tanti il segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, che teme che questa iniziativa possa scatenare la corsa al riarmo.

 

 

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