Violenza e diritto nella II guerra mondiale
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L'ONU

VIOLENZA E DIRITTO NELLA II GUERRA MONDIALE

  1. I BOMBARDAMENTI STRATEGICI
  2. La I guerra mondiale provocò un numero di vittime spaventoso, ma in genere risparmiò i civili, i monumenti, gli ospedali, le chiese. Ciò era accaduto perché la guerra nata secondo i piani tedeschi come guerra di movimento si era presto trasformata in guerra di posizione. Nel corso degli anni ’30 la Germania di Hitler crebbe dal punto di vista militare (soprattutto nel campo dell’aviazione –armi offensive-), e la II guerra mondiale fu così fin dall’inizio una guerra di movimento.

    Per prima la Germania violò la legge del diritto bellico bombardando indiscriminatamente l’Inghilterra (1940) senza sconfiggerla. Quest’ultima sempre con maggior coesione si schierò intorno al I ministro Churchill, che dal 1943 al 1945 bombardò la Germania in modo terrificante giustificandosi con la legge "occhio per occhio,…". Questi bombardamenti rasero al suolo migliaia di città tedesche, come per esempio Dresda, e uccisero moltissimi civili. Tutto ciò contribuì alla diminuzione dell’opposizione interna contro il nazismo, che si arrese solo dopo il suicidio di Hitler.

  3. b. IL BAGLIORE DELL'ATOMICA 

Il progetto segreto per costruire l’atomica fu diretto a Los Alamos nel New Mexico da Robert Oppenheimer e il primo test avvenne ad Alamogardo nel luglio del 1945.

Il presidente Truman decise di sganciare le due bombe contro il Giappone, ormai debole ma non ancora arreso poiché la Germania era ormai sconfitta. Il 6 Agosto fu lanciata la prima bomba su Hiroshima, e tre giorni dopo l’altra su Nagasaki. Esse causarono la morte di 400.000 persone per cause dirette o indirette (radiazioni, mutazioni, malformazioni) nei primi 2 anni, e altre 100.000 fino ai giorni nostri.

Il governo giapponese rispose alla terribile offesa con una nota di protesta inviata agli Stati Uniti tramite la Svizzera, che manteneva i contatti tra i due stati belligeranti. Essa affermava che l’atomica non solo aveva violato le bomba atomica

leggi dell’umanità della coscienza e del buonsenso, ma anche quelle del diritto internazionale. Chiaramente l'arma nucleare aveva ucciso in modo indiscriminato militari e civili ed era un’arma atta a causare sofferenze non necessarie.

Ovviamente Churchill e Truman erano pronti a controbattere le accuse mediante tre punti:

  1. la bomba atomica era servita per abbreviare il supplizio della guerra.
  2. Con l’invasione del Giappone sarebbero morte un numero di persone molto superiore a quello causato dall’atomica.
  3. l’uso della bomba era lecito perché i Giapponesi avevano attaccato gli alleati a Pearl Harbour senza dichiarazione di guerra e maltrattavano i prigionieri.
  4. Truman aveva ordinato di colpire solo le installazioni militari e di adottare alcune misure per la protezione dei civili (es. lancio di volantini qualche giorno prima del bombardamento, ultimatum del 27 luglio 1945-resa incondizionata o distruzione totale-).

Tutti e tre gli argomenti appaiono molto discutibili.

Iniziando dal secondo: esso applica il principio di rappresaglia lecita come soluzione degli illeciti dell’avversario, e questo è scritto anche nel diritto internazionale. Essa però deve essere proporzionale alle offese, e su questo punto è palese l’infrazione mostruosa.

In secondo luogo i criminali di guerra giapponesi furono processati e condannati dai tribunali alleati, quindi risulta sproporzionata la reazione.

Per quanto riguarda il terzo punto, si può affermare che per la distruzione di basi militari sarebbero state sufficienti le bombe convenzionali, precedute quasi sempre dal lancio di volantini per l’avviso dei civili. Perché il lancio dell’atomica, arma nuova e molto più potente delle altre era stata preceduta dalla stessa misura di avviso per i civili?

Infine nell’ultimatum di Postdam la "distruzione totale" del Giappone assumeva un significato prettamente politico, quello di porre termine ad un’inutile guerra ormai persa per il Giappone stesso.

Per quanto riguarda il primo punto, bisogna notare che nel luglio del ’45 era pervenuto a Stalin un messaggio dell’imperatore del Sol Levante, che affermava di essere disposto ad altri compromessi ma NON alla resa incondizionata.

wpe1A.jpg (20750 byte)Stalin informò Truman e proprio in quei giorni lo spionaggio americano scoprì che l’unica paura che impediva al Giappone di arrendersi era che gli alleati, dopo averlo invaso non rispettassero la persona e l’istituzione dell’imperatore.

 

Attacco giapponese alla base statunitense di Pearl Harbour

Tutto ciò ovviamente non interessò Truman che ritenne comunque indispensabile il lancio dell’atomica. Inoltre dopo che il Giappone fu invaso, la figura dell’imperatore fu comunque riconosciuta costituzionalmente. Dunque a chi o a che cosa giovò il lancio dell’atomica? Ovviamente sono molte e diverse le risposte a questa domanda e variano a seconda della scuola di pensiero. Forse la più comune e diffusa è assimilabile al primo punto della giustificazione di Truman (le vite umane, l’inutile strage).

Sin dal 1946, però, alcuni studiosi giustificavano il lancio della bomba ricorrendo ad un’interpretazione che tiene conto del crescente attrito tra U.S.A. e Russia. Quest’ultima voleva avere l’egemonia sui paesi dell’est invasi dall’Armata Rossa, e sia Churchill che Truman erano ormai sicuri di avere bisogno della Russia per porre fine alla guerra. La bomba atomica concluse quindi il conflitto, senza un ulteriore ricorso alla potenza militare della Russia nel Pacifico.

 

c. CRIMINI  DI GUERRA E CRIMINI CONTRO LA PACE E L’UMANITA’

Gravi furono i problemi di tipo giuridico e morale sorti dopo la I guerra mondiale, a causa dell’enorme strage; ci si convinse finalmente del fatto che la pace doveva essere l’obiettivo finale cui l’umanità doveva tendere, e che chi vi attentasse doveva essere soggetto a pene severe.

Emersero alcune proposte di giudizio dei capi di stato o di governo ritenuti responsabili; esse però non vennero attuate sia perché non esistevano norme giuridiche che indicassero i fatti punibili, sia perché mancavano le norme che precisassero un’eventuale pena, e ancora perché mancava un giudice per giudicare le varie responsabilità.

wpe1B.jpg (19881 byte)Sorsero due nuove categorie dei "crimini contro la pace" e "crimini contro l’umanità", dapprima solo come istanze etiche.

 

Vittime di Hiroshima

All’indomani della II guerra mondiale, però, le potenze vincitrici ritennero finalmente opportuno punire i responsabili di crimini spaventosi che avevano superato ogni limite.

Per prima cosa la Germania aveva violato il patto Briand-Kellog del 1928, scatenando una brutale aggressione contro paesi completamente pacifici. Nel corso della guerra, poi, milioni di persone innocenti erano state sterminate nei lager per motivi razziali o politici. Si formò così il Tribunale militare internazionale che a Norimberga processò i massimi responsabili politici.

A difesa degli incriminati, però, si delineavano due critiche nei confronti del processo:

1) al momento dei fati non esistevano norme internazionali che li indicassero come delitti (questo contrasta il principio universale del diritto -"la punizione è possibile solo se la legge che è stata violata già esisteva al momento dell’atto e se la pena era già stata prevista"-.

2) il Tribunale era composto da membri delle potenze vincitrici, che giocavano il ruolo di giudici e parti in causa, offuscando la neutralità del processo stesso.

Infine alcuni criminali cercarono di giustificarsi affermando che avevano compiuto determinati atti solo perché ciò era stato ordinato dal governo.

Evidentemente il Tribunale, nelle sentenze con cui comminava alcune condanne a morte, affermò che tutte le critiche diventavano nulle dal momento che alcuni violentemente e freddamente avevano infranto le leggi dell’umanità e le norme del vivere civile. Infine il fatto che alcune persone avessero agito per ordine del governo non li esimeva da responsabilità: la loro fu considerata una scelta consapevole e "volontaria" dal momento che tutti erano al corrente dei crimini che il nazismo aveva commesso contro i diritti dell’uomo.

In questo tragico contesto riemerge la problematica di origine giusnaturalistica dei diritti dell’uomo considerati anteriori alla stessa legge positiva dello stato.

Così nel 1950 furono affermati da una commissione internazionale di giuristi i seguenti principi di Norimberga:

  1. Qualunque persona che commette un crimine secondo il diritto internazionale ne è responsabile ed è soggetto a pena
  2. Il fatto che il diritto interno non preveda una pena per un crimine secondo il diritto internazionale, non esime il criminale dalla responsabilità
  3. Se un criminale ha agito come capo di stato o di governo, questo non lo esime dalla responsabilità
  4. Il fatto che una persona abbia agito sotto ordine di qualsiasi altro superiore non lo solleva dalla responsabilità purchè egli avesse di fatto la possibilità di agire diversamente
  5. L’imputato secondo il diritto internazionale ha diritto ad un equo processo
  6. I seguenti crimini sono punibili secondo il diritto internazionale:
    • crimini di GUERRA: violazione di leggi o consuetudini di guerra (es. assassinio, maltrattamenti, deportazioni dei civili, distruzione delle città)
    • crimini contro la PACE: guerra di aggressione, violazione di diritti o trattati e impegni internazionali e non (preparazione, partecipazione, attuazione di piani)
    • crimini contro l’umanità: assassinio, deportazione, riduzione in schiavitù, persecuzioni
  1. La complicità nell’esecuzione di uno dei suddetti crimini è punibile secondo il diritto internazionale.

Questi principi erano però ancora ambigui perché, per esempio, utilizzando il termine "aggressione" senza prima definirlo, e poiché ritenevano crimine soltanto l’atto commesso in connessione o in conseguenza di crimini di guerra, non erano considerati tali gli atti disumani compiuti all’interno di uno stato non belligerante. Inoltre non specificavano né una pena precisa, né l’esistenza di un Tribunale internazionale.

In quegli anni tuttavia gli Stati Uniti avevano approvato una legge contro il genocidio, vietato sia durante la guerra, sia durante la pace. Inoltre nel 1949 una conferenza diplomatica approvava le 4 convenzioni di Ginevra, che stabilivano che i civili non dovevano essere attaccati o presi come ostaggi, che erano vietate le rappresaglie che violavano il diritto alla vita o alla dignità personale dei civili. Anche queste norme sono state violate più di una volta, ma nessuno Stato l’ha mai ammesso.

Negli anni ’60, durante la guerra in Viet nam numerosi filosofi e uomini di cultura formarono un organismo di indagine sulla guerra (tribunale Russell), che portò alla luce che gli U.S.A. avevano agito senza rispettare le leggi di guerra, avevano, per esempio, bombardato obiettivi non solo militari.

Questo Tribunale aveva però solo il compito di indagare e di analizzare, non di giudicare, né di condannare.

Una seconda sessione del Tribunale denunciò le violenze delle dittature militari nell’America latina.

Fu poi istituito il "Tribunale dei popoli", che assunse l’eredità morale del Tribunale Russell, ma che non si fondava solo sulla "Dichiarazione universale dei diritti dei popoli", ma anche sul principio del "non aver ricevuto il mandato da nessuno", quindi era molto più libero e autorevole.

Un’ultima eco del Tribunale Russel fu nel 1983 la riunione a Norimberga contro le armi nucleari, per la protezione della terra e dell’umanità. Scrisse uno dei giuristi: "Oggi bisogna imporre il diritto internazionale per sopravvivere, perché dopo una eventuale III guerra mondiale non vi sarà più alcun Tribunale che difenderà l’umanità, poiché l’umanità stessa non ci sarà più."

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Pablo Picasso "Guernica". L'opera  rappresenta la guerra civile in Spagna vista dal pittore.

 

 

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