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“Il
diario intimo di Filippina de Sales marchesa di Cavour” di
Piera Rossotti Pogliano
L’opera
d’esordio di Piera Rossotti Pogliano è un romanzo di grande
interesse storico, scritto nella forma dei diari che un tempo
erano compilati specialmente dalle dame dell’aristocrazia, le
quali affidavano alla penna i loro più riposti pensieri. Quello
di Filippina de Sales si presenta come un “diario intimo”,
cioè da non divulgare, da tenere segreto e riposto in un secrétaire.
Il libro alterna brani diaristici alla corrispondenza ricevuta,
la quale ha la funzione di far progredire la vicenda. Nonostante
si voglia dare un’immagine abbastanza completa della vita del
Piemonte ottocentesco, bisogna ricordare che il punto di vista
appartiene ad un’esponente della classe nobiliare e quindi
proviene da una posizione privilegiata.
Il
romanzo vuole dare voce a questa straordinaria figura femminile
e, al tempo stesso, rappresenta il tentativo di osservare il
Piemonte, in un’epoca di grandi rivolgimenti, attraverso gli
occhi di una gentildonna. Lo scoppio della Rivoluzione Francese,
l’Impero Napoleonico e la vita alla corte di Paolina Bonaparte,
la Restaurazione, le prime avvisaglie delle guerre d’Indipendenza
costituiscono la cornice storica alle esperienze private della
donna: dalla gioia per le nascite del figlio e dei nipoti, al
dolore per la perdita dei cari, alle preoccupazioni dovute all’amministrazione
del patrimonio di famiglia.
Dalle
parole di Filippina emerge in modo particolare l’autorevolezza,
l’influenza e l’intraprendenza dell’antica casata dei
Cavour, la loro aristocratica caparbietà nel cogliere ogni
occasione per salvaguardare l’importanza economica e politica
della famiglia. Sebbene fosse rivolta una discreta attenzione ai
sentimenti ed alla felicità dei singoli, si rileva dal libro
come i matrimoni ai quali assiste Filippina fossero contratti
per ampliare e risanare le ricchezze ed i possedimenti dei
Cavour.
Il
romanzo inizia con l’ingresso di Filippina nella famiglia
attraverso il matrimonio con Filippo Benso conte di Cavour;
dalla loro unione nascerà Michele, padre di Gustavo e di
Camillo, artefice della futura Unità d’Italia.
La
protagonista è una donna determinata ed intelligente, amante
della letteratura ed attenta alle trasformazioni della sua
epoca. Il personaggio è caratterizzato dalla consapevolezza
della propria posizione sociale e dei propri doveri all’interno
della famiglia, prima come moglie, poi come madre ed infine come
unico punto di riferimento per i suoi cari. Nonostante debba
lasciare Torino per un certo periodo della sua vita, per seguire
Paolina Bonaparte e la sua corte in veste di dama d’onore,
Filippina riesce a mantenere il suo forte legame con gli affetti
familiari ed a non rinunciare ai rilassanti soggiorni estivi
nella meravigliosa villa di Santena. Dalle dettagliate
descrizioni risulta evidente il suo singolare attaccamento per
il ricco parco, all’ombra del quale ama rifugiarsi nelle ore
più calde del giorno, per dedicarsi alla lettura, al ricamo,
alla coltura dei bachi da seta e per ricevere le visite degli
ospiti.
Filippina
è una donna di larghe vedute, pronta anche, nei momenti di
crisi sociale, a svolgere opere di carità, facendo distribuire
minestre di patate ai contadini ed ai poveri delle sue campagne.
Il personaggio colpisce per la modernità delle sue idee, tanto
che il celebre nipote Camillo la definisce “una nonna nobile e
un po’ giacobina”, in quanto disposta ad adeguare la propria
concezione politica e sociale alle circostanze.
A
nostro parere il romanzo è molto interessante sia dal punto di
vista storico che da quello umano. Nonostante non sia possibile
una completa immedesimazione nella marchesa di Cavour, ne siamo
state affascinate per la ricchezza e complessità della sua
figura, la quale suscita benevolenza e simpatia nel lettore. E’
stato curioso cogliere le informazioni circa le abitudini ed i
costumi del periodo risorgimentale, soprattutto per quanto
riguarda le descrizioni degli interni domestici e della loro
funzione nell’ambito privato.
Descrizioni
di vita domestica tratte da “Il diario intimo di Filippina de
Sales”
Pag.13:
[...] La mia balia ha fatto portare in camera mia una grande
tinozza che ha poi riempito di acqua calda, alla quale ha
aggiunto un intero flacone di essenza di gelsomino e ho dovuto
lasciarmi lavare energicamente. Noi ci laviamo spesso, anche tre
volte all’anno, ma ora mi è sembrato un po’ strano.
Pag.24:
[...] Nelle stradine sassose l’impressione generale è di
sporcizia. I poveri sono poveri ovunque. Infagottati in grandi
scialli o mantelli scuri, per difendersi dal freddo, adulti dal
viso triste e bambini dal moccio al naso, tutti appaiono pallidi
e smagriti, con le gengive sanguinanti e sovente sdentati in
ancor giovane età; non di rado sono affetti dal gozzo causato
dalla malnutrizione. La base dell’alimentazione di questa
gente è la polenta, spesso preparata con farina mal conservata
e ammuffita, che accompagnano con quanto rimane del latte dopo
aver fabbricato burro e formaggio. A questo si aggiungono poche
castagne, rape, cipolle e minestre di erbaggi nella bella
stagione. I polli che allevano, il burro e le uova sono
riservati alla vendita e sono la loro unica fonte di denaro
contante.
Pag.27:
[...] La prima cosa che mi ha colpito di Torino è stato l’odore
della città, non era del tutto sgradevole, ma greve dei fiati e
delle esalazioni di tanta gente che vive in uno stesso luogo,
del sentire forte degli escrementi dei cavalli, e si distendeva
ad avvolgere le cose, si addensava sul terreno. La prima
impressione che ho avuto della città, infatti, è stata quella
della sua chiusura. Ben delimitata dalle mura, per non esplodere
si è sviluppata in altezza con case strette e scure, che per me
risultano un poco opprimenti anche se la sensazione viene
alleggerita dalla presenza di lunghe prospettive, come quella di
via Dora Grossa. Questo nome le viene dal rigagnolo centrale che
si chiama doira e che serve allo scolo di liquami e
immondizie. Per i pedoni qua e là ci sono delle specie di
passerelle per l’attraversamento, ma specialmente quando piove
deve essere difficile camminare senza inzaccherarsi. Ricordo la
bella impressione arrivando su di una vastissima piazza al
centro della quale c’è un palazzo, detto di Madama Reale, con
maestose torri antiche ed una facciata molto più recente,
abbellita da statue e colonne,opera di un architetto famoso,
Juvarra. Questa immensa costruzione è collegata al palazzo
reale vero e proprio da una specie di brutta galleria. Dalla
piazza si diparte la via di Po, che arriva fino al fiume Ed è
larga ben sei trabucchi contro i tre o quattro delle altre vie.
Vecchio e nuovo si compenetrano e vivono insieme dando l’impressione
di eleganza misurata, di bellezza poco appariscente, di città
pensata e forse imposta, ma spontanea e giudiziosa. Palazzo
Cavour si trova in una contrada dal nome dolcissimo Madonna
degli Angeli. Superato un imponente portone e un vasto atrio si
entra nel cortile principale di belle proporzioni. Il palazzo è
molto bello e molto grande. Al grande atrio succede un imponente
scalone; al primo piano ci sono numerose sale e salotti con
stucchi, soffitti dorati e affrescati. L’insieme della casa mi
sembra risentire di una certa trascuratezza: la bella balaustra
dello scalone è velata di polvere, il lampadario in cristallo
do roca sembra appannato, i pavimenti di legni
intarsiato(bellissimo quello del salone grande a stelle di noce
e ciliegio) appaiono ingombranti di cera vecchia e di polvere.
Le mie camere sono più curate e arredate a nuovo. Ho molto
apprezzato lo scrittoio veneziano di legno di rosa e le belle
poltrone del mio boudoir, ricoperte di seta ricamata, che
sono chiamate à la reine e permettono di sedersi
facilmente anche quando si indossano larghe gonne a verdogale,
grazie ai braccioli che terminano con una voluta rivolta verso l’alto.
Oggi ho pure visitato il vasellame della per la tavola che è
veramente abbondante e ben assortito anche se non sempre si è
provveduto a rimpiazzare gli oggetti rotti o spaiati, così ci
sono piattini, burriere, pignattini per il brodo con decorazioni
e fogge diverse.
Pag.69:
[...] Voglio procurarmi la ricetta di quella minestra di patate,
alla Rumfort, per farla distribuire almeno una volta alla
settimana ai nostri contadini. Durante la bella stagione con un
po’ di erbaggi, frutta e pane di cereali riescono a nutrirsi,
ma adesso hanno pochissimo cibo: qualche cipolla, fagioli secchi
e farina di meliga che fanno cuocere in molta acqua con un po’
di grasso spesso irrancidito.
Pag.75:
[...] Mi fanno orrore quei bei palazzi,con sale a stucchi piene
di polvere, gallerie di quadri scuriti dal fumo di lucerne mal
smoccolate, tappeti e parati pieni di macchie di chissà che. In
casa mia perfino le persone di servizio sono contenti che io
pretenda e apprezzi la pulizia, gli ottoni e gli argenti lucidi,
la tavola ben servita, i pavimenti incerati, loro stesse vestite
pulitamente.
Pag.87:
[...] Piazza Castello è molto più ariosa ora che si è
abbattuta la brutta galleria che univa Palazzo Reale a Palazzo
Madama,l’insieme è di maggiore armonia. Si stanno abbattendo
tutte le mura con un lavoro immenso e frenetico. Al fondo di via
Dora Grossa vedo le Alpi, dalla parte opposta Borgo Po sembra
liberato, la vista si può espandere verso la collina. Presto l’apertura
sarà anche reale perché si costruirà un ponte di pietra che
permetterà di attraversare il fiume. Così Torino è protetta
tutt’intorno da montagne e colline, ma è libera di guardare l’orizzonte
senza l’ostacolo fisico delle mura.
Pag.108:
[...] (Santena)...abbiamo fatto dipingere il soffitto e
rinnovare i parati, ora vorrei delle tende di mussola bianche e
leggere, con frange verdi e divani foderati di seta verde. Per
la sala da pranzo, tutta ridipinta in modo assai grazioso e
decorata potremmo riutilizzare dei mobili che già abbiamo,
anche se dovremo assolutamente acquistare due consolles
col piano di marmo per il servizio in tavola.
Pag.158:
[...] Vittoria e Tonnerre si sono stabiliti al pianterreno del
nostro palazzo di Torino in un appartamento che lei si è subito
preoccupata di arredare all’ultima moda, riempiendo salotti e
salottini con le più costose cineserie. La villa di Santena non
è quasi per nulla riscaldata, soltanto la sala da pranzo e il
salotto sono dotati di un caminetto. Nel parco il vialone dei
platani è stato molto ridotto, a chi si avvicina alla villa
questa appare a tratti tra gli alberi da varie angolature e
colpita dalla luce che filtra tra i rami dei tigli e degli
aceri.
Pag.172:
[...] L’esistenza è fatta anche di una casa ben ordinata e
pulita specie per chi come me e i miei famigliari vede nella
casa un luogo di affetti dove stare bene tutti insieme. Una casa
ben governata è la scelta di uno stila di vita
Pag.216:
[...] Il salottino ad angolo sarebbe perfetto per spostare al
piano terra la mia camera da letto, avrei anche un piccolo boudoir
affianco e nello stanzino annesso potrei sistemare il mio
prie-dieu. Posso uscire con facilità in giardino e posso
rientrare a riposare o per ricevere più comodamente fittavoli e
mezzadri. L’arredamento è molto bello: il letto ha un grande
baldacchino di seta giallo dipinto a motivi cinesi con peonie
azzurre e uccelli del paradiso. Il verde del parco mi viene
incontro ad ogni finestra. |