Schedature dei libri letti

Il diario intimo di Filippina de Sales marchesa di Cavour”

“La contessa di Castiglione” di M.Grillandi

“Ottocento”di Salvator Gotta

Cuore” di Edmondo de Amicis

 

 

Il diario intimo di Filippina de Sales marchesa di Cavour” di Piera Rossotti Pogliano

L’opera d’esordio di Piera Rossotti Pogliano è un romanzo di grande interesse storico, scritto nella forma dei diari che un tempo erano compilati specialmente dalle dame dell’aristocrazia, le quali affidavano alla penna i loro più riposti pensieri. Quello di Filippina de Sales si presenta come un “diario intimo”, cioè da non divulgare, da tenere segreto e riposto in un secrétaire. Il libro alterna brani diaristici alla corrispondenza ricevuta, la quale ha la funzione di far progredire la vicenda. Nonostante si voglia dare un’immagine abbastanza completa della vita del Piemonte ottocentesco, bisogna ricordare che il punto di vista appartiene ad un’esponente della classe nobiliare e quindi proviene da una posizione privilegiata.

Il romanzo vuole dare voce a questa straordinaria figura femminile e, al tempo stesso, rappresenta il tentativo di osservare il Piemonte, in un’epoca di grandi rivolgimenti, attraverso gli occhi di una gentildonna. Lo scoppio della Rivoluzione Francese, l’Impero Napoleonico e la vita alla corte di Paolina Bonaparte, la Restaurazione, le prime avvisaglie delle guerre d’Indipendenza costituiscono la cornice storica alle esperienze private della donna: dalla gioia per le nascite del figlio e dei nipoti, al dolore per la perdita dei cari, alle preoccupazioni dovute all’amministrazione del patrimonio di famiglia.

Dalle parole di Filippina emerge in modo particolare l’autorevolezza, l’influenza e l’intraprendenza dell’antica casata dei Cavour, la loro aristocratica caparbietà nel cogliere ogni occasione per salvaguardare l’importanza economica e politica della famiglia. Sebbene fosse rivolta una discreta attenzione ai sentimenti ed alla felicità dei singoli, si rileva dal libro come i matrimoni ai quali assiste Filippina fossero contratti per ampliare e risanare le ricchezze ed i possedimenti dei Cavour.

Il romanzo inizia con l’ingresso di Filippina nella famiglia attraverso il matrimonio con Filippo Benso conte di Cavour; dalla loro unione nascerà Michele, padre di Gustavo e di Camillo, artefice della futura Unità d’Italia.

La protagonista è una donna determinata ed intelligente, amante della letteratura ed attenta alle trasformazioni della sua epoca. Il personaggio è caratterizzato dalla consapevolezza della propria posizione sociale e dei propri doveri all’interno della famiglia, prima come moglie, poi come madre ed infine come unico punto di riferimento per i suoi cari. Nonostante debba lasciare Torino per un certo periodo della sua vita, per seguire Paolina Bonaparte e la sua corte in veste di dama d’onore, Filippina riesce a mantenere il suo forte legame con gli affetti familiari ed a non rinunciare ai rilassanti soggiorni estivi nella meravigliosa villa di Santena. Dalle dettagliate descrizioni risulta evidente il suo singolare attaccamento per il ricco parco, all’ombra del quale ama rifugiarsi nelle ore più calde del giorno, per dedicarsi alla lettura, al ricamo, alla coltura dei bachi da seta e per ricevere le visite degli ospiti.

Filippina è una donna di larghe vedute, pronta anche, nei momenti di crisi sociale, a svolgere opere di carità, facendo distribuire minestre di patate ai contadini ed ai poveri delle sue campagne. Il personaggio colpisce per la modernità delle sue idee, tanto che il celebre nipote Camillo la definisce “una nonna nobile e un po’ giacobina”, in quanto disposta ad adeguare la propria concezione politica e sociale alle circostanze.

A nostro parere il romanzo è molto interessante sia dal punto di vista storico che da quello umano. Nonostante non sia possibile una completa immedesimazione nella marchesa di Cavour, ne siamo state affascinate per la ricchezza e complessità della sua figura, la quale suscita benevolenza e simpatia nel lettore. E’ stato curioso cogliere le informazioni circa le abitudini ed i costumi del periodo risorgimentale, soprattutto per quanto riguarda le descrizioni degli interni domestici e della loro funzione nell’ambito privato.

Descrizioni di vita domestica tratte da “Il diario intimo di Filippina de Sales”

Pag.13: [...] La mia balia ha fatto portare in camera mia una grande tinozza che ha poi riempito di acqua calda, alla quale ha aggiunto un intero flacone di essenza di gelsomino e ho dovuto lasciarmi lavare energicamente. Noi ci laviamo spesso, anche tre volte all’anno, ma ora mi è sembrato un po’ strano.

Pag.24: [...] Nelle stradine sassose l’impressione generale è di sporcizia. I poveri sono poveri ovunque. Infagottati in grandi scialli o mantelli scuri, per difendersi dal freddo, adulti dal viso triste e bambini dal moccio al naso, tutti appaiono pallidi e smagriti, con le gengive sanguinanti e sovente sdentati in ancor giovane età; non di rado sono affetti dal gozzo causato dalla malnutrizione. La base dell’alimentazione di questa gente è la polenta, spesso preparata con farina mal conservata e ammuffita, che accompagnano con quanto rimane del latte dopo aver fabbricato burro e formaggio. A questo si aggiungono poche castagne, rape, cipolle e minestre di erbaggi nella bella stagione. I polli che allevano, il burro e le uova sono riservati alla vendita e sono la loro unica fonte di denaro contante.

Pag.27: [...] La prima cosa che mi ha colpito di Torino è stato l’odore della città, non era del tutto sgradevole, ma greve dei fiati e delle esalazioni di tanta gente che vive in uno stesso luogo, del sentire forte degli escrementi dei cavalli, e si distendeva ad avvolgere le cose, si addensava sul terreno. La prima impressione che ho avuto della città, infatti, è stata quella della sua chiusura. Ben delimitata dalle mura, per non esplodere si è sviluppata in altezza con case strette e scure, che per me risultano un poco opprimenti anche se la sensazione viene alleggerita dalla presenza di lunghe prospettive, come quella di via Dora Grossa. Questo nome le viene dal rigagnolo centrale che si chiama doira e che serve allo scolo di liquami e immondizie. Per i pedoni qua e là ci sono delle specie di passerelle per l’attraversamento, ma specialmente quando piove deve essere difficile camminare senza inzaccherarsi. Ricordo la bella impressione arrivando su di una vastissima piazza al centro della quale c’è un palazzo, detto di Madama Reale, con maestose torri antiche ed una facciata molto più recente, abbellita da statue e colonne,opera di un architetto famoso, Juvarra. Questa immensa costruzione è collegata al palazzo reale vero e proprio da una specie di brutta galleria. Dalla piazza si diparte la via di Po, che arriva fino al fiume Ed è larga ben sei trabucchi contro i tre o quattro delle altre vie. Vecchio e nuovo si compenetrano e vivono insieme dando l’impressione di eleganza misurata, di bellezza poco appariscente, di città pensata e forse imposta, ma spontanea e giudiziosa. Palazzo Cavour si trova in una contrada dal nome dolcissimo Madonna degli Angeli. Superato un imponente portone e un vasto atrio si entra nel cortile principale di belle proporzioni. Il palazzo è molto bello e molto grande. Al grande atrio succede un imponente scalone; al primo piano ci sono numerose sale e salotti con stucchi, soffitti dorati e affrescati. L’insieme della casa mi sembra risentire di una certa trascuratezza: la bella balaustra dello scalone è velata di polvere, il lampadario in cristallo do roca sembra appannato, i pavimenti di legni intarsiato(bellissimo quello del salone grande a stelle di noce e ciliegio) appaiono ingombranti di cera vecchia e di polvere. Le mie camere sono più curate e arredate a nuovo. Ho molto apprezzato lo scrittoio veneziano di legno di rosa e le belle poltrone del mio boudoir, ricoperte di seta ricamata, che sono chiamate à la reine e permettono di sedersi facilmente anche quando si indossano larghe gonne a verdogale, grazie ai braccioli che terminano con una voluta rivolta verso l’alto. Oggi ho pure visitato il vasellame della per la tavola che è veramente abbondante e ben assortito anche se non sempre si è provveduto a rimpiazzare gli oggetti rotti o spaiati, così ci sono piattini, burriere, pignattini per il brodo con decorazioni e fogge diverse.

Pag.69: [...] Voglio procurarmi la ricetta di quella minestra di patate, alla Rumfort, per farla distribuire almeno una volta alla settimana ai nostri contadini. Durante la bella stagione con un po’ di erbaggi, frutta e pane di cereali riescono a nutrirsi, ma adesso hanno pochissimo cibo: qualche cipolla, fagioli secchi e farina di meliga che fanno cuocere in molta acqua con un po’ di grasso spesso irrancidito.

Pag.75: [...] Mi fanno orrore quei bei palazzi,con sale a stucchi piene di polvere, gallerie di quadri scuriti dal fumo di lucerne mal smoccolate, tappeti e parati pieni di macchie di chissà che. In casa mia perfino le persone di servizio sono contenti che io pretenda e apprezzi la pulizia, gli ottoni e gli argenti lucidi, la tavola ben servita, i pavimenti incerati, loro stesse vestite pulitamente.

Pag.87: [...] Piazza Castello è molto più ariosa ora che si è abbattuta la brutta galleria che univa Palazzo Reale a Palazzo Madama,l’insieme è di maggiore armonia. Si stanno abbattendo tutte le mura con un lavoro immenso e frenetico. Al fondo di via Dora Grossa vedo le Alpi, dalla parte opposta Borgo Po sembra liberato, la vista si può espandere verso la collina. Presto l’apertura sarà anche reale perché si costruirà un ponte di pietra che permetterà di attraversare il fiume. Così Torino è protetta tutt’intorno da montagne e colline, ma è libera di guardare l’orizzonte senza l’ostacolo fisico delle mura.

Pag.108: [...] (Santena)...abbiamo fatto dipingere il soffitto e rinnovare i parati, ora vorrei delle tende di mussola bianche e leggere, con frange verdi e divani foderati di seta verde. Per la sala da pranzo, tutta ridipinta in modo assai grazioso e decorata potremmo riutilizzare dei mobili che già abbiamo, anche se dovremo assolutamente acquistare due consolles col piano di marmo per il servizio in tavola.

Pag.158: [...] Vittoria e Tonnerre si sono stabiliti al pianterreno del nostro palazzo di Torino in un appartamento che lei si è subito preoccupata di arredare all’ultima moda, riempiendo salotti e salottini con le più costose cineserie. La villa di Santena non è quasi per nulla riscaldata, soltanto la sala da pranzo e il salotto sono dotati di un caminetto. Nel parco il vialone dei platani è stato molto ridotto, a chi si avvicina alla villa questa appare a tratti tra gli alberi da varie angolature e colpita dalla luce che filtra tra i rami dei tigli e degli aceri.

Pag.172: [...] L’esistenza è fatta anche di una casa ben ordinata e pulita specie per chi come me e i miei famigliari vede nella casa un luogo di affetti dove stare bene tutti insieme. Una casa ben governata è la scelta di uno stila di vita

Pag.216: [...] Il salottino ad angolo sarebbe perfetto per spostare al piano terra la mia camera da letto, avrei anche un piccolo boudoir affianco e nello stanzino annesso potrei sistemare il mio prie-dieu. Posso uscire con facilità in giardino e posso rientrare a riposare o per ricevere più comodamente fittavoli e mezzadri. L’arredamento è molto bello: il letto ha un grande baldacchino di seta giallo dipinto a motivi cinesi con peonie azzurre e uccelli del paradiso. Il verde del parco mi viene incontro ad ogni finestra.

 

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