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Origine e storia della bioetica
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Gli ambiti della bioetica
I valori e i principi della bioetica

 

Nella prima parte del novecento si sono verificati eventi che hanno suscitato inquietudine e insieme hanno costituito una provocazione, che non si poteva lasciare senza risposta.

Durante gli anni del regime Nazional-socialista, per ordine di Hitler, furono effettuati atroci esperimenti medici, che la storia ha riconosciuto come crimini contro l’umanità.

Tali esperimenti, benché siano stati compiuti da medici e avessero avuto come scopo quello di accrescere la conoscenza medico-scientifica, non hanno tenuto in alcun conto la sofferenza delle persone coinvolte negli esperimenti.

Scienza e medicina potevano dunque essere adoperate contro l’uomo e non soltanto e sempre a suo vantaggio.

Ma è lecito utilizzare l'uomo come mezzo per raggiungere ulteriori conoscenze?

Risposta a tale inquietante interrogativo fu il processo di Norimberga che mise in chiaro che possono esistere ordini, anche statuali, ingiusti, ai quali si può lecitamente disubbidire, ma anche l’uomo ha una sua dignità intrinseca, che nessuno può ledere.

Un ruolo emergente hanno acquistato i codici deontologici (insieme di leggi che definiscono responsabilità e compiti di una professione): tra essi celebre è il codice di Helsinki, che fissò le regole di comportamento cui deve attenersi chi compie sperimentazioni sull’uomo.

Intorno agli anni sessanta, in Europa, furono effettuati studi medici su alcune categorie di persone (bambini handicappati, malati in stato comatoso, anziani dementi, ecc.) senza che i soggetti implicati nelle sperimentazioni ne fossero informati e senza rispettare i principi affermati dal codice di Helsinki.

Di tali sperimentazioni selvagge furono pubblicati i dossier da parte degli stessi medici, che si autodenunciarono ma insieme riportarono i risultati dei loro studi. Questo atteggiamento mise in risalto il problema dell’equilibrio tra diritti individuali e progresso scientifico.

Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale le scienze sperimentali, grazie allo stretto connubio con la tecnologia, avanzarono molto più rapidamente di quanto fosse avvenuto sino ad allora. La biologia, arricchita di tecnologie appropriate o biotecnologie, non era più soltanto una scienza capace di descrivere ciò che l’uomo coi suoi sensi vedeva nella realtà che lo circondava, ma stava diventando una scienza capace di intervenire nei processi riproduttivi, di dominarli, di modificare il DNA.

Le biotecnologie applicate alla medicina consentirono rapidi progressi: malattie inguaribili divennero guaribili; la vita media iniziò ad allungarsi; la mortalità infantile decrebbe.

Paradossalmente però, quanto più aumentava la capacità da controllo medico sulla malattia, tanto più diventava difficile curare i malati. Per due ragioni:

  1. Perché le risorse sanitarie indispensabili a tenere in vita certi malati erano in numero inferiore ai malati che necessitavano del loro utilizzo.
  2. Perché il dilemma della "scelta" di quale paziente curare e quale rifiutare. Fu perciò fondato un "comitato di selezione dei pazienti" che avrebbe avuto il compito di selezionare i pazienti, ben sapendo che quelli scartati sarebbero morti

La bioetica nasce a causa del progresso tecnico e delle nuove possibilità da esso aperte. Queste ultime favoriscono l’affermazione di una nuova cultura di approccio all’uomo e alla sua corporeità.

Le radici originanti di questa nuova disciplina sono perciò riconducibili a quattro fatti importanti:

  1. La migliore consapevolezza in campo filosofico dei limiti strutturali di ogni scienza e quindi della necessità di una rinnovata riflessione che provengono dalle diverse scienze sperimentali in una visione globale dalla realtà.
  2. I progressi scientifici in campo biologico- medico che hanno posto il problema del "limite" o della " frontiera" umana da rispettare per la salvaguardia dell'uomo stesso.
  3. L'avvertita insufficienza della normativa giuridica atta a guidare il nuovo sviluppo.
  4. L'organizzazione crescente dalla ricerca e cella prassi assistenziale in medicina, sempre più dipendente dal potere politico sia per l'aspetto finanziario che per quello organizzativo. Ciò pone problemi morali riguardanti l'allocazione delle risorse, per esempio.

In conseguenza di tutti questi sviluppi si pone sempre più la domanda: "Fino a dove è lecito tutto ciò che è tecnicamente possibile?". La medicina ha oggi a disposizione mezzi molto efficaci, ma quando il medico si trova a doverli applicare non può non chiedersi: efficaci in ordine a che cosa per questo paziente?

 

 

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