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La bioetica chimica
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UNINTRODUZIONE ALLA BIOETICA CHIMICA La medicina di base è stata finora unarea piuttosto trascurata dalla bioetica, e persino da quella sezione della bioetica specificamente impegnata nellaffrontare, analizzare e se possibile risolvere problemi di tipo clinico, attinenti cioè strettamente alla relazione terapeutica. La bioetica del quotidiano meriterà dunque nei prossimi anni unattenzione più sistematica ed una riflessione più rigorosa; cè la necessità di approfondire nel modo più sistematico possibile i problemi etici connessi con levoluzione biomedica contemporanea, esaminando quali ricadute abbiano sulluomo le potenzialità manipolative che il progresso tecnologico e scientifico ha reso disponibili. Lartificio, per dirla in breve, rende possibile, ciò che in altri tempi non era neppure pensabile, ma il nuovo non può essere condannato in quanto tale; piuttosto esso va inscritto in una valutazione antropologica più radicale, che conferisca senso a quanto, in quelle novità, vi è di positivo. La bioetica riceve dunque una connotazione adeguata dallintersecarsi di una serie di caratteri.
Anche questa necessità di integrazione disciplinare nellaffrontare temi di etica non può essere più misconosciuta da chi opera sul territorio. E' terminato ormai il "paternalismo"medico, cioè l'atteggiamento in base al quale il medico si sentiva in grado di conoscere e rappresentare il bene del malato, senza informare quest'ultimo e senza suscitare un consapevole esercizio del suo diritto a decidere. Dunque la bioetica interroga anche l'agire del medico di base, che, nel giustificare razionalmente la propria condotta, cioè il proprio giudizio e la propria decisione morale non può introdursi in una riflessione critica circa il senso del proprio agire. Ma cosa significa ragionare in etica medica? Cosa si attende dall'operatore quando si auspica da lui una maggiore consapevolezza circa gli aspetti etici della sua condotta professionale? Ci si attende innanzi tutto che vengano recepiti gli elementi della situazione moralmente problematici, cioè i momenti in cui vengono a conflitto valori o doveri fondamentali. Scorgere che c'è un problema significa rappresentarlo mentalmente, comunicarlo, toglierlo cioè dall'ovvietà del buon senso e dagli automatismi della routine definendone così la portata "universale". Il problema morale di un medico è sempre, infatti, problema di tutti i medici e, in senso più lato, problema di tutti gli uomini. Soppesare i pro e i contro della soluzione morale, che si pensa di proporre come via d'uscita dal dilemma di partenza, implica inoltre impegnarsi a raccogliere ciò che, della situazione originaria, diverse discipline colgono. Raccolti questi dati, occorre esprimere gli argomenti a favore di un'ipotetica soluzione e confessarne con onestà i limiti, le ambiguità. La stessa cosa si deve fare nei confronti di soluzioni alternative alla propria. Solo a questo punto un giudizio morale può dirsi adeguatamente motivato.
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