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Lo status morale e giuridico dell'embrione
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Le questioni dello status morale e la questione dello status giuridico dell'embrione sono intimamente collegate, eppure distinte. Infatti, non si può affermare che l'embrione sia un bene morale o giuridico allo stesso modo: bene giuridico è difatti solo ciò che necessita di una tutela da parte dell'ordinamento, è un bene alla cui lesione consegue di principio una sanzione legale. La morale ambisce ad identificare criteri che siano per quanto possibile indipendente da considerazioni di tipo giuridico sui "diritti", e ancor più da considerazioni sui diritti che debbano essere "tutelati". Infatti, il concetto stesso di persona assume accezioni diverse per quanto riguarda la filosofia, la morale e il diritto. La filosofia e la morale si distaccano maggiormente dalla definizione Scientifica (medico-biologica) di uomo come essere appartenente alla specie homo-sapiens, si può, infatti, disquisire in ambito filosofico sulla natura dell'embrione come persona in atto o persona in potenza. In diritto invece, nel momento in cui si accoglie una definizione di "uomo" lo si fa per attribuire ad esso i diritti dell'uomo: diritto alla vita, alla salute, all'integrità'. Il concetto di vita umana giuridicamente rilevante va stabilito in base ad una riflessione razionale condotta alla luce dei dati condotti dalla scienza (biologica-genetica). Il parametro scientifico si rivela, infatti, il criterio meno arbitrario ed aleatorio possibile, e il diritto ha bisogno di criteri non arbitrari ed aleatori perché deve disciplinare rapporti sociali, tutelare diritti e imporne il rispetto con strumenti di coazione. La scienza genetica riconosce ormai l'inizio della vita dell'uomo nel momento della fecondazione, la morte nel momento della "perdita totale ed irreversibile della capacità dell'organismo di mantenere autonomamente la propria unità funzionale" (definizione del Comitato Nazionale della bioetica). La vita dunque incomincia nel momento in cui ha inizio la capacità dell'organismo di mantenere autonomamente la propria unità funzionale, cioè quando il processo di vita è autoregolato dal proprio codice genetico (questo coincide con la fecondazione). Il problema è individuare l'istante, successivo alla fecondazione, dopo il quale funzioni "superiori" (coscienza ecc..) sussistono e prima no, l'istante in cui "un qualcosa" trasformi in "persona" a pieno titolo un individuo già appartenente alla specie umana. Secondo alcuni l'ovulo fecondato sarebbe appartenente alla specie umana, ma non ancora "individuo" o "persona". Nell'antichità' la parola persona indicava la maschera teatrale e di conseguenza i personaggi che la utilizzavano.Attualmente vi è chi afferma che un essere umano ha la dignità di persona quando è in grado di manifestare determinate caratteristiche o capacità. Così per alcuni è fondamentale la presenza dell'attività' del cervello, per altri, la capacità di stabilire una vita di relazione, per altri ancora viene identificata con la sua libertà. Sicuramente però ridurre una persona alle sole sue funzioni, comporta una limitazione del riconoscimento del suo valore intrinseco e soprattutto, può introdurre una pericolosa discriminazione fra chi ha e chi non ha determinati requisiti, arbitrariamente fissati. Secondo un'altra concezione, la persona coincide con l'essere caratterizzato dalla presenza del corpo, della mente e dello spirito, elementi essenziali per la comprensione della realtà totale che si sviluppa attraverso l'esperienza. Per questo motivo tutti gli individui umani hanno la stessa dignità. Bisogna però sottolineare la differenza tra persona e personalità.La prima indica tutta la ricchezza della natura umana, la seconda esprime la progressiva manifestazione di caratteristiche proprie della persona, non necessariamente presenti fin dall'inizio della sua esistenza. La riscoperta dell'individualità' di ogni individuo è i fondamento dello sviluppo di una società democratica.Anche la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo afferma all'articolo 1 che:
"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti.Essi sono dotati di ragione e coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza."
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