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La storia dell’astronomia telescopica ebbe inizio
negli anni 1609 – 1610 con le prime osservazioni di scienziati quali Harriot,
Galileo e Marius.
Galileo,
dopo aver sentito parlare di un nuovo occhiale fabbricato in Olanda da Hans
Lippershey in grado di avvicinare le immagini di oggetti lontani, lo costruì
perfezionandolo al fine di utilizzarlo nelle sue osservazioni astronomiche.
Sfortunatamente fu subito evidente che il cannocchiale ( o telescopio )
rifrattore (come mostrato in figura ) aveva un grave inconveniente:
l’obiettivo, cioè la lente principale che raccoglie la luce non deviava in
ugual misura tutte le radiazioni luminose delle diverse lunghezze d’onda, per
cui i raggi rossi del fascio di luce venivano concentrati in un fuoco alla
massima distanza dell’obiettivo; un corpo luminoso, come una stella, appariva
circondato da un festone di anelli iridati
(cromatismo ).
Un
rimedio consistette nel costruire cannocchiali con distanze focali molto lunghe
ma ciò li rendeva molto ingombranti e difficili da usare.
Newton
affrontò il problema del cromatismo quando, per la chiusura dell’università
di Cambridge a causa dell’epidemia di peste, si ritirò a lavorare nella sua
casa di Lincolnshire.
Facendo
passare un raggio di luce attraverso un prisma di vetro trovò che il fascio si
scomponeva in tutti i colori dell’arcobaleno: senza quasi avvedersene determinò
con questa esperienza l’inizio della scienza della spettoscopia. Continuando
nelle sue ricerche arrivò alla conclusione che il cannocchiale rifrattore non
avrebbe mai potuto essere corretto dal cromatismo e sviluppò quindi un nuovo
tipo di cannocchiale: il telescopio riflettore.
Il
principio del telescopio di Newton, per cui la radiazione luminosa viene
riflessa di nuovo lungo il tubo del telescopio fino ad uno specchio piano più
piccolo che la devia lateralmente, è tuttora sfruttato soprattutto dagli
astronomi dilettanti.
Nei
secoli successivi furono costruiti telescopi di dimensioni sempre maggiori, sono
infatti da ricordare: il telescopio di William Herschel che scoprì il pianeta
Urano, quello di Lord Rosse, per arrivare agli anni ’70 con quello di
Selencukskaja nel Caucaso ed il riflettore Hale sul monte Palomar.
Grazie
a queste strumentazioni le stelle appaiono puntiformi ( la fisica insegna che
l’immagine di una sorgente luminosa puntiforme è sempre un disco di
diffrazione la cui dimensione dipende da quella dell’obiettivo, più esso è
grande e più l’immagine è piccola )
Da
questo effetto deriva un grande vantaggio legato all’utilizzo di questi
telescopi: la capacità di distinguere come separate stelle che a strumenti più
piccoli appaiono come un unico oggetto (ad esempio le stelle doppie); l’unico
inconveniente che limita le potenzialità di questi macchinari sono gli effetti
di microturbolenza dell’atmosfera.
Per
l’osservazione diretta la luce di
una stella viene raccolta
dall’obiettivo di un telescopio e convogliata nell’oculare, più
generalmente sopra una lastra fotografica oppure su misuratori di luce molto
sensibili: i Fotometri fotoelettrici .
Dallo
studio dei dati accumulati sono ricavate numerose informazioni sullo stato
fisico delle stelle e sulla loro distribuzione nello spazio.
Uno
tra i più preziosi strumenti di corredo ad un telescopio è lo spettrografo:
la radiazione proveniente da una stella viene focalizzata dall’obiettivo del
telescopio sulla fenditura di ingresso dello spettrografo, una lente collima in
un fascio parallelo la radiazione e la invia sopra ad un prisma che, alla fine
provoca una dispersione della radiazione di partenza nelle diverse lunghezze
d’onda che la compongono. Una seconda lente focalizza ciascuno dei fasci
monocromatici su un piano focale dello spettrografo corredato di lastra
fotografica su cui si raccoglie lo spettro
della stella .
In
seguito allo studio degli spettri di sorgenti di questo tipo gli scienziati
tedeschi G. Kirchoff e G. Bunsen pubblicarono risultati fondamentali per gli
studi successivi: se la radiazione che si invia sulla fenditura dello
spettrografo proviene da un corpo solido o liquido incandescenti o da un gas ad
alta pressione e temperatura ne deriva uno spettro
continuo

Spettro
continuo
Le
sostanze gassose a bassa pressione ma fortemente riscaldate o attraversate da
corrente elettrica emettono uno spettro di
righe che se il gas è allo stato atomico sono
nettamente
separate se esso è allo stato molecolare sono raggruppate in bande più o
meno larghe

Righe
di emissione dell’idrogeno atomico contenuto in un tubo di vetro entro cui si
fa passare una scarica elettrica

Spettro a bande. Bande di emissione
dell’azoto molecolare
E’
rilevante osservare che a determinate caratteristiche fisiche e chimiche della
sorgente luminosa corrisponde un determinato spettro unico e caratteristico.
Ad
ogni riga corrisponde, per procedimenti fisici, una lunghezza d’onda l
( lambda ) misurata in angstrom pari a 10-10 m o in micron
pari al millesimo di millimetro.
La
misura di lunghezza d’onda di una riga è calcolata in modo relativo,
ricorrendo cioè al confronto tra lo spettro da esaminare ed un campione di
riferimento contenente un gran numero di righe che è stato precedentemente
studiato in laboratorio.
Oltre
agli spettri di emissione descritti esistono gli spettri
di assorbimento.

Spettro
del Sole ottenuto con uno spettrografo modesto
Quando
la radiazione bianca, emessa da una sorgente ad elevatissima temperatura passa
attraverso un gas caldo ma di temperatura inferiore, lo spettro continuo appare
solcato da righe scure, dette righe di
assorbimento che si trovano in posizione identiche ad alcune di quelle dello
spettro di emissione corrispondente. Anche lo spettro di assorbimento è
caratteristico e peculiare alla sorgente.
Lo
spettro complessivo di un gas composto di varie specie atomiche ( in emissione
come in assorbimento ) si presenta come la sovrapposizione degli spettri che
darebbe ciascun elemento a parità di condizioni fisiche.
Ogni stella presenta uno strato relativamente
sottile, la fotosfera che è opaco alla radiazioni provenienti dagli strati
sottostanti e, quindi, responsabile dello spettro continuo. Al di sopra della
fotosfera si estende l’atmosfera stellare che, essendo poco densa, è
trasparente a gran parte della radiazione proveniente dalla fotosfera.
Il
compito fondamentale della spettroscopia stellare è quello di interpretare gli
spettri delle stelle individuando gli atomi e le molecole cui vanno attribuite
le righe e di specificare le condizioni fisiche in cui si trovano deducendo in
seguito l’abbondanza degli elementi chimici dalla loro intensità.
I
telescopi di inizio secolo potevano raccogliere un enorme quantità di
radiazioni luminose (potendo in tal modo osservare oggetti celesti altrimenti
invisibili) ma avevano un inconveniente fondamentale: potevano coprire
solo porzioni limitate di cielo durante un’esposizione fotografica; ciò non
creava problemi quando si dovevano studiare oggetti singoli ma rendeva
impossibile la realizzazione di una mappa di tutto il cielo.
Questo
problema fu risolto da Bernhard Schmidt che costruì un tipo di telescopio che
fa uso di uno specchio sferico accoppiato ad una lama correttrice di vetro di
forma particolare ( per compensare l’aberrazione cromatica ) posta sopra
l’estremità superiore del tubo.
Questo
telescopio non poteva essere utilizzato per osservazioni visuali a causa della
forte curvatura dell’immagine ma era in grado di riprendere fotograficamente,
con una singola esposizione, grandi porzioni di cielo.
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